7 La Pasqua 1 Es 12,1-29

16.01.2026

La Pasqua1

Es 12,1-29

Il capitolo che affrontiamo oggi, è un punto centrale di questa nostra lunga lettura del Libro dell'Esodo.

Dio comanda a Mosè le modalità liturgiche, gli detta rituali e riti, inoltre e oltre il racconto, sono i giorni che precedono la liberazione. Immaginatevi condannati all'ergastolo e qualcuno vi dice domani sei libero, ma devi fare questo percorso. Ecco è così che penso si debba leggere questo capitolo.

È un racconto straordinario, strabiliane, bellissimo, è un racconto che proviene da varie tradizioni, sconta forse delle ripetizioni, delle sovrapposizioni ma ciò nulla toglie alla straordinarietà di quanto stiamo per ascoltare. È una narrazione dettagliata quasi normativa, sicuramente liturgica. Per dare tempo ad una sua metabolizzazione l'ho diviso in due parti: la prima stasera la seconda assieme al capitolo 13 giovedì prossimo.

Esodo 12

1 Il SIGNORE parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d'Egitto, dicendo: 2 «Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell'anno.

Mese di Nisan corrispondente al nostro marzo/aprile.

Dio non fa premesse, inizia subito, entra dritto nella questione, prospetta a Mosè ciò che avverrà e ciò che sarà la fine. Qui oggi inizia un nuovo tempo, e questo nuovo tempo diventa pietra miliare per gli uomini, non generalizzando significa un inizio, il primo giorno per ognuno di noi singolarmente, ognuno di noi ha avuto in dono un nuovo inizio un nuovo primo giorno.

Di questo nuovo tempo dovremo avere memoria perenne. E questo primo giorno del nostro singolare tempo dovrà essere di memoria nel momento della dimenticanza, dell'affanno, del disorientamento.

Appunto il nocciolo della questione, qualcosa, o meglio il tutto che cambia sarà svelato.

Oggi è il nuovo assoluto inizio: «il primo mese dell'anno».

3 Parlate a tutta la comunità d'Israele e dite: "Il decimo giorno di questo mese, ognuno prenda un agnello per famiglia, un agnello per casa; 4 se la casa è troppo poco numerosa per un agnello, se ne prenda uno in comune con il vicino di casa più prossimo, tenendo conto del numero delle persone. Voi conterete ogni persona secondo quello che può mangiare dell'agnello.

Emerge un ulteriore elemento oltre a quel «sarà per voi l'inizio dei mesi», che abbiamo appena ascoltato: la comunione, la condivisione, il sentirsi cosa comune. Vi ricordate come inizia tutta questa storia? Inizia con Mosè che vuole fare da paciere tra due israeliti che si erano azzuffati, due schiavi uno contro l'altro, una guerra tra poveri. Oggi no, oggi Dio richiama gli uomini a condividere a essere prossimo.

Il tempo diventa il collante, il pasto la condivisione famigliare di prossimità. Ma Dio ci sta indicando soprattutto che noi non scegliamo il prossimo, in quanto il prossimo è il nostro vicino di ogni circostanza con il quale condividere

5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell'anno; potrete prendere un agnello o un capretto. 6 Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese e tutta la comunità d'Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto.

Per la civiltà contadina, per gli allevatori in particolare, questa perfezione è una ricchezza e su questa ricchezza che sta dialogando Dio con il proprio popolo.

Per condividere per mettere in comune non è giusto mettere lo scarto, si condivide il meglio che si ha, qualunque sia il livello delle possibilità, questo è il lusso, la sovrabbondanza di cui parleremo meglio fra poco.

C'è in questo testo un sotto dicotomico, come se Dio ci stesse mettendo di fronte a un enigma, mi spiego meglio. Torniamo alla questione 'tempo', fra qualche versetto ad esempio scopriremo che si dovrà cucinare il pane azzimo, un impasto senza lievito, perché si deve fare in fretta, dall'altro lato però si dice che ci sono vari giorni di tempo. Perché dovrei prendere un agnello senza difetto e conservarlo per giorni. C'è o non c'è tempo, ho o non ho il mio tempo! Qual è il traguardo, il punto di caduta tra questa preparazione lenta e la fretta?

Questo il tema! Non sono i nostri orologi o i nostri calendari a contare il tempo di Dio. La salvezza, l'incontro con il Signore che passa, non ha un tempo, arriva! Dio è un pedagogo ci sta insegnando l'importanza del tempo che ci riguarda, a comprendere il tempo, a guardare ciò che avviene in noi a scoprirlo lì il tempo.

Quante parabole ci ha insegnato Gesù su questo tema: "Siate pronti dice il Signore, non fatevi sorprendere".

Questo sacrificio, questo rito dovrà svolgersi al tramonto, al termine del giorno, ovvero in un tempo di passaggio tra una realtà e un'altra, dalla notte al giorno, dal buio alla luce, la comunità tutta sarà intenta alla stessa operazione.

7 Poi si prenda del sangue d'agnello e lo si metta sui due stipiti e sull'architrave della porta delle case dove lo si mangerà.

Il sangue è simbolo di vita. Lì dentro, dentro quella casa c'è vita che deve essere conservata! Al contrario, fuori da quella casa, in Egitto, al comando del Faraone, c'è la morte, la fine di un tempo. Uccidere i primogeniti ha proprio questo senso: esplicitare che il tempo del rendere schiavo il popolo di Dio è terminato per questo non c'è più vita, non c'è più futuro, il tempo in cui i figli di Israele erano a portare vita a quel paese è terminato. Per Israele è terminato il tempo della morte, dopo quel tramonto la nuova Luce, dentro un concetto messianico ed escatologico.

8 Se ne mangi la carne in quella notte; la si mangi arrostita al fuoco, con pane azzimo e con erbe amare. 9 Non mangiatelo poco cotto o lessato nell'acqua, ma sia arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le interiora. 10 Non lasciatene avanzo alcuno fino alla mattina. Quello che sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo con il fuoco. 11 Mangiatelo in questa maniera: con i vostri fianchi cinti, con i vostri calzari ai piedi e con il vostro bastone in mano; e mangiatelo in fretta: è la Pasqua del SIGNORE.

Nulla deve avanzare di ciò che si è condiviso. Nulla deve essere lasciato, dimenticato, abbandonato. Il fuoco il bruciare ha il significato di non portarsi appresso scorie di un tempo che è terminato. Il fuoco brucia e nel bruciare purifica. Niente deve restare in quella terra d'Egitto, in quella terra che ha rappresentato il male per 400 anni, ovvero per un tempo ormai finito. Ma c'è anche una lettura diversa, l'altra faccia della stessa medaglia: nei vangeli si raccontano le moltiplicazioni dei pani e dei pesci. Piccole quantità sovrabbondanti per tutti quegli uomini, cinquemila uomini che si saziano con cinque pani e due pesci, così c'è scritto. Ciò che avanza è la dimostrazione che la condivisione ha prodotto una ricchezza, appunto, un lusso e allora deve essere raccolto e conservato fino al mattino, alla nuova luce. Il testo dell'Esodo dice bruciato, sì giusto, affinché questo dono di vita sovrabbondante non venga profanato.

12 Quella notte io passerò per il paese d'Egitto, colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dei d'Egitto. Io sono il SIGNORE. 13 Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quando io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d'Egitto. 14 Questo giorno sarà per voi un memoriale, e lo celebrerete come una festa in onore del SIGNORE; lo celebrerete di età in età come una legge perenne.

Questa richiesta/indicazione di Dio ci porta su un piano importante. Parlavamo prima della condivisione dell'agnello con il prossimo, ecco fare memoriale, ovvero rivivere quello stesso contesto in un rito perenne è l'apoteosi della condivisione che diventa universale ed eterna. Non più tra me e te, ma tra me e ogni uomo e donna dalla notte dei tempi all'eternità. È un'indicazione sorprendente perché ci chiama, ci invita a essere pronti a vivere l'eterno di Dio oggi, da oggi per ogni giorno della nostra vita.

15 Per sette giorni mangerete pani azzimi. Fin dal primo giorno toglierete ogni lievito dalle vostre case; perché, chiunque mangerà pane lievitato, dal primo giorno fino al settimo, sarà tolto via da Israele. 16 Il primo giorno avrete una riunione sacra, e un'altra il settimo giorno. Non si faccia nessun lavoro in quei giorni; si prepari soltanto quello che è necessario a ciascuno per mangiare, e non altro. 17 Osservate dunque la festa degli Azzimi; poiché in quello stesso giorno io avrò fatto uscire le vostre schiere dal paese d'Egitto; osservate dunque quel giorno di età in età, come un'istituzione perenne. 18 Mangiate pani azzimi dalla sera del quattordicesimo giorno del mese, fino alla sera del ventunesimo giorno. 19 Per sette giorni non si trovi lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà qualcosa di lievitato, sarà eliminato dalla comunità d'Israele, sia egli straniero o nativo del paese. 20 Non mangiate nulla di lievitato; dovunque abiterete, mangerete pani azzimi!"».

I sette giorni indicano il tempo completo e necessario. In questo concetto di completezza temporale dobbiamo essere pronti. Qui entra il concetto di azzimo, cioè un pane che si prepara con meno di cinque minuti. Un'inezia all'interno del tempo completo. Ma anche lievito come elemento estraneo che determina un'alterazione all'impasto di acqua e farina e che ci conduce verso l'alterazione così da entrare nel concetto di adulterio, e ancora come scrive San Paolo ai Corinzi (1Cor 5,7) «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi.»

Ma il testo ci fornisce un ulteriore insegnamento: il riposo: il settimo giorno, il giorno che completa, il lavoro, la fatica, quindi diventando protagonista anch'esso del creato. Anche il lievito riposa. Qui entra la grande sapienza dell'ebraismo, il terzo Comandamento: «Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro»

Tutto si ferma! Ricordate anche il Giubileo ebraico? La terra si ferma ogni cosa ha bisogno di essere riordinata. È qui che nasce il "rito" ora pagano, nel senso che nei secoli e millenni ha perso la sua originalità purificatrice, delle cosiddette «pulizie di Pasqua», dall'inverno alla primavera dove tutto rinasce.

Tutto si riposa perché è necessario alla memoria. Il frastuono e la velocità moderna sembrano fatti apposta per farci perdere la memoria, per non considerare più la necessità di Dio che ci chiama al tempo del riposo, al tempo della preparazione, al tempo della partenza, al tempo dell'azione. Ascoltiamo cosa ci insegna il Qoèlet (3):

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

21 Mosè dunque chiamò tutti gli anziani d'Israele e disse loro: «Andate a procurarvi degli agnelli per le vostre famiglie, e immolate la Pasqua. 22 Poi prendete un mazzetto d'issopo, intingetelo nel sangue che sarà nel catino e con quel sangue spruzzate l'architrave e i due stipiti delle porte. Nessuno di voi varchi la porta di casa sua, fino al mattino. 23 Infatti, il SIGNORE passerà per colpire gli Egiziani; e, quando vedrà il sangue sull'architrave e sugli stipiti, allora il SIGNORE passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nelle vostre case per colpirvi. «24Voi osserverete questo comando come un rito fissato per te e per i tuoi figli per sempre.

La Sacra Scrittura, la Parola di Dio ha una caratteristica, o meglio ha molte caratteristiche, ma una in particolare mi viene sempre incontro ogni volta che mi metto a leggerla e studiarla. Ha un senso pratico straordinario, non c'è mai un filo di teoria, è pratica applicabile a ogni contesto, si plasma su ogni nostro bisogno, entra in ogni nostro tempo. Voglio dire che questi versetti che abbiamo appena letti ci interrogano direttamente. In questo nostro gruppo mi sembra, senza offesa, che abbiamo tutti superato "gli anni dell'adolescenza…" e allora siamo proprio noi i chiamati da questa parola. Cosa siamo capaci di insegnare ai nostri figli o ai nostri nipoti, come facciamo a fargli comprendere questo passaggio del Signore, questa liberazione che è stata operata, questa terra che ci è stata regalata. Gli anziani oggi hanno memoria? Abbiamo memoria?

C'è un tempo, dice il Signore, un tempo di partenza: «Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi…» Poi però la storia della nostra vita ci insegna che andiamo avanti rimbalzando come una "palla pazza", andando fuori sincrono in una costante dissociazione tra tempo e azione, tra silenzio e rumore, senza riposo, dimenticando così il nostro mandato, la nostra missione: far sì che la memoria anzi il memoriale della Pasqua del Signore sia presente, azzimo, "acchiappabile".

(per approfondire vi consiglio la lettura della lettera di san Paolo ai Romani 7, 14-ss). C'un ultimo passaggio da approfondire e condividere e è il sangue sugli stipiti della porta di casa.

Il sangue è il simbolo della vita, ma proprio per questo parimenti è simbolo della morte. Vale alla stessa maniera, vita e morte sono una nell'altra.

Chi è dentro è protetto dal sangue vitale chi è fuori sarà inghiottito dalla morte a causa di quel sangue. Per questo Mosè ordina agli israeliti "nessuno varchi la porta di casa fino al mattino.

25 Quando sarete entrati nel paese che il SIGNORE vi darà, come ha promesso, osservate questo rito. 26 Quando i vostri figli vi diranno: "Che significa per voi questo rito?" 27 risponderete: "Questo è il sacrificio della Pasqua in onore del SIGNORE, il quale passò oltre le case dei figli d'Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e salvò le nostre case". Il popolo s'inchinò e adorò. 28 Poi i figli d'Israele andarono e fecero così; fecero come il SIGNORE aveva ordinato a Mosè e ad Aaronne.

29 A mezzanotte, il SIGNORE colpì tutti i primogeniti nel paese d'Egitto, dal primogenito del faraone che sedeva sul suo trono al primogenito del carcerato che era in prigione, e tutti i primogeniti del bestiame.

Non c'è più futuro, il faraone, il maligno, il satana divisore ha decretato su se stesso la fine del proprio impero per aver voluto combattere contro il Dio d'Israele.