10. Il deserto 1
Es 15,22.16.17
Nell'incontro odierno e in quello di giovedì prossimo affronteremo il tema del deserto. Sarà in modo diverso da come ho operato fino a ora. Oggi leggeremo questi due capitoli e mezzo, commentandoli e poi giovedì prossimo lo dedicheremo esclusivamente a comprendere cos'è il deserto dal punto di vista biblico.
C'è, infatti, una pedagogia del deserto, un modo di insegnare la vita proprio lì dove la vita non esiste o si arrende. Dio guida il proprio popolo, quello che è stato liberato dalle grinfie del faraone, quello che è stato sottoposto per oltre 400 anni a un regime di morte. Risulta evidente anche a noi che una volta liberati dalle nostre schiavitù o dipendenze o incapacità a essere liberi che abbiamo bisogno di, lasciatemi dire, un filtraggio, di una purificazione, di un esercizio altrimenti non saremo in grado di vedere la luce, la confonderemo sempre, rischiamo di, come si dice, confondere lucciole per lanterne, come ascolteremo leggendo questi tre capitoli dell'Esodo.
La nostra reazione è sempre di pancia, improntata alla rigidità: "sì però… è complicato, difficile" oppure presi dall'entusiasmo ci muoviamo emotivamente, strafacciamo, senza equilibrio fino a stancarci e abbandonare. Sono le due facce della stessa medaglia.
Fra qualche capitolo incontreremo una delle frasi più conosciute della scrittura
«Il Signore disse inoltre a Mosè: "Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice.» (Es32,7)
È un popolo con il collo bloccato, siamo un popolo con l'incapacità di guardare oltre e altro, l'unica cosa che sappiamo fare è guardare la pancia e la punta dei piedi. Un migliaio di anni più tardi lo rileverà Gesù dopo quella che chiamiamo moltiplicazione dei pani ma che io seguiterò a chiamare la divisione dei pani, il dubbio più che legittimo fu se il grande seguito di Gesù fosse dipeso proprio dalla pancia piena e soprattutto gratis.
Esodo 15,22-27
22 Mosè fece levare l'accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. 23 Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo erano state chiamate Mara. 24 Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che berremo?». 25 Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell'acqua e l'acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova. 26 Disse: «Se tu ascolterai la voce del Signore tuo Dio e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue leggi, io non t'infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!».
27 Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso l'acqua.
Esodo 16
1 Tutta la comunità dei figli d'Israele partì da Elim e giunse al deserto di Sin, che è tra Elim e il Sinai, il quindicesimo giorno del secondo mese dopo la loro partenza dal paese d'Egitto. 2 Tutta la comunità dei figli d'Israele mormorò contro Mosè e contro Aaronne nel deserto. 3 I figli d'Israele dissero loro: «Fossimo pur morti per mano del SIGNORE nel paese d'Egitto, quando sedevamo intorno a pentole piene di carne e mangiavamo pane a sazietà! Voi ci avete condotti in questo deserto perché tutta questa assemblea morisse di fame!»
Quello che dicevamo prima. Il nostro rapporto, la relazione che abbiamo impiantato che siamo in grado di impiantare con Dio è un essenziale e inequivocabile "do ut des". La crisi di cibo è la resa plastica della crisi di fede. Non ci siamo fatti una domanda essenziale: nella descrizione del passaggio del Mar Rosso è scritto che fu attraversato da 600.000 persone compresi gli animali le greggi, dove sono finiti? Allora in questa insistenza di conflitto uomo vs Dio il punto da sottolineare è che oltre la pancia, cioè la materia, l'uomo è fatto di psiche e di spirito, è lì che il deserto, la sua durezza, la sua aridità, la sua impossibilità di far vedere il domani, crea la frattura mettendo in conflitto i tre elementi componenti l'essere umano.
È l'analogo tentativo di satana contro Gesù nei suoi quaranta giorni nel deserto: Trasformare le pietre in pane (I bisogni fisici la pancia); Gettarsi dal pinnacolo del Tempio (La ricerca mentale della spettacolarità); Adorare il diavolo per ottenere i regni (Lo spirito di onnipotenza, il potere)
4 Allora il SIGNORE disse a Mosè: «Ecco, io farò piovere pane dal cielo per voi; il popolo uscirà e ne raccoglierà ogni giorno il necessario per la giornata; così lo metterò alla prova e vedrò se cammina o no secondo la mia legge. 5 Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che hanno portato a casa, dovrà essere il doppio di quello che raccolgono ogni altro giorno».
6 Mosè e Aaronne dissero a tutti i figli d'Israele: «Questa sera voi conoscerete che il SIGNORE è colui che vi ha fatti uscire dal paese d'Egitto. 7 Domattina vedrete la gloria del SIGNORE, poiché egli ha udito i vostri mormorii contro il SIGNORE. Quanto a noi, che cosa siamo perché mormoriate contro di noi?» 8 E Mosè disse: «Vedrete la gloria del SIGNORE quando stasera egli vi darà carne da mangiare e domattina pane a sazietà; perché il SIGNORE ha udito le lagnanze che voi mormorate contro di lui. Noi infatti, che cosa siamo? I vostri mormorii non sono contro di noi, ma contro il SIGNORE».
9 Poi Mosè disse ad Aaronne: «Di' a tutta la comunità dei figli d'Israele: "Avvicinatevi alla presenza del SIGNORE, perché egli ha udito i vostri mormorii"». 10 Mentre Aaronne parlava a tutta la comunità dei figli d'Israele, questi infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!».
27 Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso l'acqua.
Esodo 16
1 Tutta la comunità dei figli d'Israele partì da Elim e giunse al deserto di Sin, che è tra Elim e il Sinai, il quindicesimo giorno del secondo mese dopo la loro partenza dal paese d'Egitto. 2 Tutta la comunità dei figli d'Israele mormorò contro Mosè e contro Aaronne nel deserto. 3 I figli d'Israele dissero loro: «Fossimo pur morti per mano del SIGNORE nel paese d'Egitto, quando sedevamo intorno a pentole piene di carne e mangiavamo pane a sazietà! Voi ci avete condotti in questo deserto perché tutta questa assemblea morisse di fame!»
Quello che dicevamo prima. Il nostro rapporto, la relazione che abbiamo impiantato che siamo in grado di impiantare con Dio è un essenziale e inequivocabile "do ut des". La crisi di cibo è la resa plastica della crisi di fede. Non ci siamo fatti una domanda essenziale: nella descrizione del passaggio del Mar Rosso è scritto che fu attraversato da 600.000 persone compresi gli animali le greggi, dove sono finiti? Allora in questa insistenza di conflitto uomo vs Dio il punto da sottolineare è che oltre la pancia, cioè la materia, l'uomo è fatto di psiche e di spirito, è lì che il deserto, la sua durezza, la sua aridità, la sua impossibilità di far vedere il domani, crea la frattura mettendo in conflitto i tre elementi componenti l'essere umano.
È l'analogo tentativo di satana contro Gesù nei suoi quaranta giorni nel deserto: Trasformare le pietre in pane (I bisogni fisici la pancia); Gettarsi dal pinnacolo del Tempio (La ricerca mentale della spettacolarità); Adorare il diavolo per ottenere i regni (Lo spirito di onnipotenza, il potere)
4 Allora il SIGNORE disse a Mosè: «Ecco, io farò piovere pane dal cielo per voi; il popolo uscirà e ne raccoglierà ogni giorno il necessario per la giornata; così lo metterò alla prova e vedrò se cammina o no secondo la mia legge. 5 Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che hanno portato a casa, dovrà essere il doppio di quello che raccolgono ogni altro giorno».
6 Mosè e Aaronne dissero a tutti i figli d'Israele: «Questa sera voi conoscerete che il SIGNORE è colui che vi ha fatti uscire dal paese d'Egitto. 7 Domattina vedrete la gloria del SIGNORE, poiché egli ha udito i vostri mormorii contro il SIGNORE. Quanto a noi, che cosa siamo perché mormoriate contro di noi?» 8 E Mosè disse: «Vedrete la gloria del SIGNORE quando stasera egli vi darà carne da mangiare e domattina pane a sazietà; perché il SIGNORE ha udito le lagnanze che voi mormorate contro di lui. Noi infatti, che cosa siamo? I vostri mormorii non sono contro di noi, ma contro il SIGNORE».
9 Poi Mosè disse ad
Aaronne: «Di' a tutta la comunità dei figli d'Israele: "Avvicinatevi alla
presenza del SIGNORE, perché egli ha udito i vostri mormorii"». 10 Mentre Aaronne parlava a tutta la comunità
dei figli d'Israele, questi 24 Essi
dunque lo misero da parte fino all'indomani, come Mosè aveva ordinato, e quello
non imputridì e non fu infestato dai vermi. 25 Mosè
disse: «Mangiatelo oggi, perché oggi è il sabato sacro al SIGNORE; oggi non ne
troverete nei campi. 26 Raccoglietene durante sei
giorni; ma il settimo giorno è il sabato; in quel giorno non ve ne sarà».
27 Il settimo giorno alcuni del popolo uscirono per raccoglierne, ma non ne trovarono. 28 Allora il SIGNORE disse a Mosè: «Fino a quando rifiuterete di osservare i miei comandamenti e le mie leggi? 29 Guardate che il SIGNORE vi ha dato il sabato.
Più chiaro di così? È un dono che noi abbiamo rifiutato!
Per
questo, il sesto giorno egli vi dà del pane per due giorni. Perciò ognuno stia
dov'è, nessuno esca dalla sua tenda il settimo giorno».
30 Così il popolo si riposò il settimo giorno.
31 La casa d'Israele chiamò quel pane manna; esso era
simile al seme del coriandolo; era bianco, e aveva il gusto di schiacciata
fatta col miele.
32 Mosè disse: «Questo è quello che il SIGNORE ha
ordinato: "Riempi un omer di manna, perché sia conservato per i vostri
discendenti, perché vedano il pane col quale vi ho nutriti nel deserto, quando
vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto"». 33 E
Mosè disse ad Aaronne: «Prendi un vaso, mettici dentro un omer di manna, e
deponilo davanti al SIGNORE, perché sia conservato per i vostri
discendenti». 34 Secondo l'ordine che il SIGNORE
aveva dato a Mosè, Aaronne lo depose davanti alla Testimonianza, perché fosse
conservato.
35 I figli d'Israele mangiarono la manna per
quarant'anni, finché arrivarono in terra abitata. Mangiarono la manna finché
giunsero ai confini del paese di Canaan.
36 L'omer
è la decima parte dell'efa.
Circa tre litri, o 1,5/2 chili
Esodo 17
1 Tutta la comunità degli Israeliti levò l'accampamento dal deserto di Sin, secondo l'ordine che il Signore dava di tappa in tappa, e si accampò a Refidim. Ma non c'era acqua da bere per il popolo. 2 Il popolo protestò contro Mosè: «Dateci acqua da bere!». Mosè disse loro: «Perché protestate con me? Perché mettete alla prova il Signore?». 3 In quel luogo dunque il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall'Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Non facciamo memoria della e nella nostra vita e la prima cosa che cade è quel piccolo filo di fede che mantiene aperta la nostra relazione con Dio.
4 Allora Mosè invocò l'aiuto del Signore, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». 5 Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va'! 6 Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d'Israele. 7 Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».8 Allora Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. 9 Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio». 10 Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. 11 Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. 12 Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. 13 Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada.
Se, come dicevo all'inizio, vogliamo parlare di pedagogia di Dio, l'ingresso di questo Amalek ne è l'immagine più cristallina.
All'improvviso la vita cambia, un battito di ciglia e tutto è diverso, senza alcun preavviso senza avere l'opportunità di capire, se c'è da capire o comunque di prepararci, senza scampo senza poter dire no. Siamo coinvolti, terrorizzati a volte travolti. Il domani è sempre un mistero. C'è però un punto fermo. Nello stravolgimento una certezza presente, una sicurezza che ci accompagna sempre nei bivi della vita. Ed è una roccia alla quale aggrapparci, un gancio a moschettone dove legare la nostra sicurezza, o meglio la nostra salvezza.
Il nemico, l'Amalek di turno ce lo ritroviamo sotto casa. Il Signore Dio ci sta dicendo che le forze del male, il diavolo è sempre pronto a combattere non fa sconti, ma le nostre mani alzate imploranti a Dio per ritrovare la pace e la vittoria non sono solo rinfrancanti sono risolutive. È l'unica strada che abbiamo, l'altra è la disperazione.
14 Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!».15 Allora Mosè costruì un altare, lo chiamò «Il Signore è il mio vessillo» 16 e disse:
«Una mano s'è levata sul trono del Signore: vi sarà guerra del Signore contro Amalek di generazione in generazione!».