Il deserto e il Sinai  Es15,22.16.17.18.19

09.03.2026

Il libro dell'Esodo, così come la vita di Mosè, con il quale si identifica, è suddiviso, virtualmente in tre parti. Una di queste, la centrale, la stiamo leggendo in queste settimane. Potremmo intitolarla: "LA LIBERAZIONE", così come per la verità l'intero libro, l'intero messaggio di salvezza, l'intera Alleanza sia quella antica sia quella nuova hanno lo scopo della liberazione dell'uomo vincolato dal peccato: la vera schiavitù. Per questo il Signore Dio sta cercando di dirci, attraverso questi lunghi anni di cammino nel deserto, spesso inascoltato, che tutta la nostra vita è una vita in cerca di riscatto.

Abbiamo identificato e attualizzato questo faraone come il nostro carceriere, lo abbiamo conosciuto quale nostro padrone, quale proprietario delle nostre dipendenze.

Usciti dall'Egitto, dalla regione di Gosen, da quel territorio che gli ebrei occupavano fin dai tempi di Giuseppe, il figlio di Giacobbe, il popolo condotto da Mosè prende la strada più ovvia, la più breve, la meno rischiosa, la più veloce, sarebbe stata una strada dritta lineare, non ci sarebbe stato neanche bisogno di dividere le acque del mare ma come ci insegna il profeta Isaia (55,8-9) «Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.»

Dal testo dell'Esodo al capitolo 13,17, nelle settimane passate abbiamo letto:

«17Quando il faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse per la strada del territorio dei Filistei, benché fosse più corta, perché Dio pensava: "Che il popolo non si penta alla vista della guerra e voglia tornare in Egitto!». 18Dio fece deviare il popolo per la strada del deserto verso il Mar Rosso»

E qui si pongono molte domande

Siamo pronti a seguire la strada, siamo pronti a essere Salvati a essere Redenti? Siamo pronti alla volontà di Dio, siamo pronti ad accettare che Dio la pensi in maniera diversa da noi e che quindi qualunque cosa accada la Volontà di Dio è superiore alla nostra e che quindi fare la volontà di Dio significa essere salvati? siamo pronti a essere amati da Dio?

No, non credo! Non è presunzione dire questo, constato che il popolo di Israele di fronte alla possibilità di essere affrancato dall'insopportabile schiavitù specula su qualche chilometro di strada, se ne lamenta e in continuazione.

Cos'è che ci ostacola, cos'è che ci impedisce di fare questo salto? È quello che vorrei scoprire con voi in questo incontro

Torniamo un po' indietro nella storia più o meno di 700/800 anni…

Dal Libro della Genesi (12) «1 Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò; 2 io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. 3 Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».
4 Abramo partì, come il SIGNORE gli aveva detto»

Un Dio nuovo, peggio la voce di uno che si autoproclama Dio, un Dio che nessuno conosce dà un ordine ad Abramo, un pastore nomade, benestante, una famiglia clan importante, ben strutturata; è un ordine violento, cattivo, senza senso VATTENE! come fare a lasciare la propria terra, le proprie abitudini, i parenti, gli amici, come si fa, come faccio ad andare, dove non so, e poi perché, il mio dio è il dio luna, tu chi sei? Perché dovrei fidarmi. Questo, immagino si sarà domandato Abramo.

Non sono preoccupato se devo rifare un lungo percorso, e poi dove devo andare, se devo tornare in quelle terre dove sono appena stato? Sono preoccupato per la mia quotidianità stravolta, perché questo è il mio vero Dio: le mie sicurezze. Cosa vuole da me questo Dio sconosciuto?

Ma in ebraico questo concetto che il Libro della Genesi presenta come una proposta imperativa, che di per sé è già un ossimoro: "vattene dalla tua terra", si dice Lekh Lekha e non significa quello che ho detto finora, e quello che da sempre pensiamo, ma qualcosa di molto più profondo, molto più impegnativo di mille chilometri a piedi tra deserti e radure, vitale se possibile ancora più grave di dover lasciare la mia vita. Lekh Lekha significa entra dentro te stesso, immergiti in te, fai esperienza di te, conosciti, perché solo in questo modo potrai essere liberato, affrancato, riscattato. Solo in questa condizione puoi godere del camminare accompagnato da me, e più nulla, con me, dovrai temere.

Il profeta Isaia scrive (41,10): «Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.

O anche il Salmo 23: «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.»

Anni dopo ma non troppi la filosofia greca coniò la famosa frase "conosci te stesso". (Socrate)

Ma torniamo al punto

Il popolo di Dio appena liberato da un supplizio di oltre 400 anni, liberato con eventi sovra spettacolari e quel continuo dire di Dio: "Io indurirò il cuore del faraone" erano funzionali proprio a dare sicurezza al proprio popolo, con Dio, appunto, non c'è nulla da temere.

Ma le cose non vanno in questa direzione

Il popolo, nonostante l'azione di Dio, si ribella, mormora, si accanisce, vorrebbe tornare indietro, ecco che Dio nella sua grande capacità pedagogica indirizza il proprio popolo nel deserto profondo. Per quarant'anni gireranno in tondo in questo luogo. Quaranta anni, quaranta giorni o quattrocento anni è il tempo necessario. Lo scorrere del tempo opportuno per fare quel passo verso la liberazione dove siamo chiamati, senza questo transito non saremmo in grado di affrontare la libertà.

Addirittura Gesù, sospinto dallo Spirito Santo, ha compiuto questo transito.

(Mc 1,12-13a12) «Subito dopo, lo Spirito lo sospinse nel deserto; 13 e rimase neldeserto per quaranta giorni, tentato da Satana»

Ma perché il deserto?

In un precedente incontro ho parlato della necessità di essere filtrati, ricordate? Avete mai portato l'automobile a lavare? Avete visto che quando gli addetti, l'asciugano passano lo straccio, due o tre volte tra due rulli di metallo affinché sia ben strizzato.

Questa è la funzione del deserto, di questo abbiamo bisogno. Lo straccio, pensate al dolore che subisce nel passare tra quei due rulli, ma poi torna vivo può tornare ad asciugare, può tornare a vivere a svolere al meglio la sua chiamata, torna vivo adatto alla propria missione.

Ma, attenzione, non è umanamente possibile, risvegliarmi improvvisamente dalla mia schiavitù e sentirmi libero. Il tossico dipendente non è felice dell'essere di fronte alla possibilità reale di essere portato fuori dal tunnel, vuole la sua dose quotidiana, si accanisce, mormora, rimprovera, maledice. Questo è il comportamento naturale che ognuno di noi vive e per questo e sottolineo ognuno di noi ha il bisogno di essere filtrato, di essere strizzato, uso un termine più ecclesiale: PURIFICATO, PERDONATO e per far questo abbiamo bisogno di una quantità di tempo che la Scrittura identifica attraverso il numero 4, 40 ecc… detto anche il numero intermedio, ovvero quel tempo in cui si entra per poi uscirne, uomo nuovo!

Ma entriamoci dentro a questo deserto.

Il deserto non è solo una distesa infinita di sabbia o di roccia, non è solo mancanza d'acqua, il deserto è il mio bisogno di entrare dentro me stesso, il bisogno di essere filtrato, come dicevo prima.

Quando ho iniziato il mio cammino di conversione, nei primi anni 2000 vivevo in una condizione di profonda aridità spirituale e morale. La schiavitù mi aveva messo nella condizione di subalternità. Ero nel bisogno di constatare quale fosse la differenza tra la mancanza e la perdita. Un cieco nato non ha perso nulla perché è nel buio da sempre, chi diventa cieco negli anni perde profondamente una delle espressioni sensoriale più importanti.

Ecco esattamente così io dondolavo tra perdita e mancanza, rendendomi conto con l'andare degli anni, dei miei quarant'anni nel deserto, che i sensi andavano letti e vissuti al contrario, non sapendo quale fosse la condizione peggiore, cosa mi manca della vita, o cosa ho perso della vita.

Lekh Lekha dice il Signore ad Abramo: "entra dentro te stesso" e cammina, non sai dove stai andando ma lo so IO dove ti sto accompagnando.

Ma il deserto non è solo aridità e morte, anzi il deserto è luogo di autenticità e trasformazione. È un luogo iniziatico, di spoliazione per ritrovare la propria essenza.

Scrive a tal proposito Thomas Merton, monaco trappista, riportando le esperienze dei primi eremiti e padri del deserto presenti già agli albori del cristianesimo: "Che vantaggio ci verrà a sapere soltanto che queste cose un tempo furono dette? Ciò che conta è che furono vissute, che derivano da un'esperienza esistenziale più profonda, che rappresentano una scoperta dell'uomo, al termine di un viaggio interiore e spirituale che è di gran lunga e infinitamente più importane di un viaggio sulla luna.

Quale vantaggio può venirci dal salire sulla luna se non siamo in grado di attraversare l'abisso che ci separa da noi stessi?"

Attraversare il deserto è uno di quei momenti che ti rimangono impressi nella memoria del cuore e quando li ricordiamo, sembrano ancora vivi e presenti. E diventano memoriale.

Da macellai, scusate il termine, di vita e di vite dobbiamo trasformarci in capacità di amare e ciò, esattamente questo, diventa il bisogno e l'esigenza di morire a noi stessi!

Questo tragitto, questo cammino in quel mare di aridità che è il deserto geografico o in quello spirituale, in quell'amplificatore di silenzi, di vuoto non c'è la morte ma si tocca e si ascolta la speranza. Questo cammino che ci sta raccontando il Libro dell'Esodo è il cammino che hanno fatto Abramo, Mosè, il profeta Elia, Giovanni il Battista, lo stesso Gesù, e che ci viene proposto a noi. Ogni uomo ha bisogno vitale di ritrovare il dialogo con il Padre. Di questo argomento ne riparleremo quando affronteremo il quarto comandamento: «Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio».

Questo è il senso profondo dell'attraversare il deserto. Perché questo luogo fisico ma anche e soprattutto spirituale trasforma un luogo di morte in un luogo di riscatto di rinascita di ritrovata vita.

Questo lungo peregrinare del popolo di Dio sta per raggiungere una tappa importante. L'avvicinamento al Monte Sinai è quasi completato.

Esodo 19

1 Nel primo giorno del terzo mese, da quando furono usciti dal paese d'Egitto, i figli d'Israele giunsero al deserto del Sinai. 2 Partiti da Refidim, giunsero al deserto del Sinai e si accamparono nel deserto; qui Israele si accampò di fronte al monte.

3 Mosè salì verso Dio e il SIGNORE lo chiamò dal monte dicendo: «Parla così alla casa di Giacobbe e annuncia questo ai figli d'Israele: 4 "Voi avete visto quello che ho fatto agli Egiziani e come vi ho portato sopra ali d'aquila e vi ho condotti a me.

5 Dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare; poiché tutta la terra è mia; 6 e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa". Queste sono le parole che dirai ai figli d'Israele».
7 Allora Mosè venne, chiamò gli anziani del popolo ed espose loro tutte queste parole che il SIGNORE gli aveva ordinato di dire.

Questa è la memoria, il richiamo alla potenza liberatrice di Dio che coinvolge ognuno di noi. Quel primo giorno del terzo mese, è il nostro primo giorno del terzo mese, è il nostro oggi. Siamo stati condotti fin qua su ali d'aquila che sta a significare: come le aquile mettono i loro piccoli nel seno delle ali così il Signore ha provveduto alla nostra guida e ora siamo davanti a Lui davanti al Suo fuoco

8 Tutto il popolo rispose concordemente e disse: «Noi faremo tutto quello che il SIGNORE ha detto». E Mosè riferì al SIGNORE le parole del popolo. 9 Il SIGNORE disse a Mosè: «Ecco, io verrò a te in una fitta nuvola, affinché il popolo oda quando io parlerò con te, e ti presti fede per sempre». E Mosè riferì al SIGNORE le parole del popolo.
10 Allora il SIGNORE disse a Mosè: «Va' dal popolo, santificalo oggi e domani; fa' che si lavi le vesti. 11 Siano pronti per il terzo giorno; perché il terzo giorno il SIGNORE scenderà in presenza di tutto il popolo sul monte Sinai. 12 Tu fisserai tutto intorno dei limiti al popolo, e dirai: "Guardatevi dal salire sul monte o dal toccarne i fianchi. Chiunque toccherà il monte sarà messo a morte. 13 Nessuna mano dovrà toccare il colpevole: questo sarà lapidato o trafitto con frecce; animale o uomo che sia, non dovrà vivere!" Quando il corno suonerà a distesa, allora essi potranno salire sul monte». 14 E Mosè scese dal monte verso il popolo; santificò il popolo, e quelli si lavarono le vesti. 15 Mosè disse al popolo: «Siate pronti fra tre giorni; non avvicinatevi a donna».

L'incontro con il Signore non è uno scherzo o una cosa da bambini, è una liturgia e come tutte le liturgie ha il proprio rito e il proprio rituale


16 Il terzo giorno, come fu mattino, ci furono tuoni, lampi, una fitta nuvola sul monte e si udì un fortissimo suono di tromba. Tutto il popolo che era nell'accampamento tremò. 17 Mosè fece uscire il popolo dall'accampamento per condurlo a incontrare Dio; e si fermarono ai piedi del monte. 18 Il monte Sinai era tutto fumante, perché il SIGNORE vi era disceso in mezzo al fuoco; il fumo saliva come il fumo di una fornace, e tutto il monte tremava forte.
19 Il suono della tromba si faceva sempre più forte; Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce. 20 Il SIGNORE dunque scese sul monte Sinai, in vetta al monte; e il SIGNORE chiamò Mosè sulla vetta del monte, e Mosè vi salì.
21 Il SIGNORE disse a Mosè: «Scendi, avverti solennemente il popolo di non fare irruzione verso il SIGNORE per guardare, altrimenti molti di loro periranno. 22 Anche i sacerdoti che si avvicinano al SIGNORE, si santifichino, affinché il SIGNORE non si avventi contro di loro». 23 Mosè disse al SIGNORE: «Il popolo non può salire sul monte Sinai, poiché tu ce lo hai vietato dicendo: "Fissa dei limiti intorno al monte, e santificalo"». 24 Ma il SIGNORE gli disse: «Va', scendi; poi risalirai insieme ad Aaronne. Ma i sacerdoti e il popolo non facciano irruzione per salire verso il SIGNORE, affinché egli non si avventi contro di loro». 25 Mosè scese verso il popolo e glielo disse.

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