Il vitello d'oro Esodo 32
(Es 20,18-21)
"Tutto il popolo percepiva i tuoni e i
lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da
tremore e si tenne lontano.
Allora dissero a Mosè: «Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio,
altrimenti moriremo!».
Mosè disse al popolo: «Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova
e perché il suo timore vi sia sempre presente e non pecchiate».
Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la nube oscura,
nella quale era Dio.
Il Signore disse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Avete visto che vi ho parlato
dal cielo! Non fate dèi d'argento e dèi d'oro accanto a me: non fatene per
voi! Farai per me un altare di terra e, sopra, offrirai i tuoi olocausti e
i tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni luogo dove
io vorrò ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò. Se tu mi fai un
altare di pietra, non lo costruirai con pietra tagliata, perché alzando la tua
lama su di essa, tu la renderesti profana. Non salirai sul mio altare per
mezzo di gradini, perché là non si scopra la tua nudità".
Inizia così il dettaglio che Dio farà a Mosè circa l'applicazione della legge, che impegna i capitoli seguenti fino al 31compreso. Questi undici capitoli vi suggerisco di leggerli perché sono particolarmente interessanti. Dio sta istruendo gli israeliti a diventare un popolo.
Mosè è sul Monte, resterà lì alla presenza di Dio per quaranta giorni e quaranta notti. Torna ancora questa quantità temporale, per indicare il tempo opportuno, il tempo necessario per la forgiatura per l'incontro con Dio, quello che i greci chiamano il Kairos il tempo della circostanza.
Dio nella nube e nel fuoco, visibile anche a valle sta scrivendo Lui stesso direttamente con il suo dito la Legge, le disposizioni affinché questa gente possa diventare un popolo, una nazione come dice la Scrittura, ovvero possa essere non più un gruppo di fuggiaschi lamentosi e rancorosi ma quel popolo promesso con giuramento solenne ad Abramo; ricordate il giuramento solenne, unilaterale di Dio, che transita tra le due parti dell'animale sacrificale squartato?
Dio detta, in questo tempo di permanenza di Mosè al suo cospetto tutte le norme necessarie affinché la Legge, le 10 Partole possano diventare Parole di vita vera!
Dio indicherà a Mosè norme che riguarderanno la costruzione dell'altare, la legge sugli schiavi, i furti degli animali, la violenza sulle donne particolarmente alle giovani ragazze, i doveri verso i nemici, lo shabbat, le Feste, la definizione dell'alleanza, i contributi per il santuario, la Tenda e l'Arca, le stoffe per l'interno della Tenda, l'intero disegno della tenda (Tempio), gli abiti dei sacerdoti fin nei dettagli, ecc…
Insomma, Dio di fronte a questa alleanza con il popolo eletto non vuole tralasciare nulla in quanto è consapevole della poca affidabilità dell'uomo, vuole che queste norme siano e restino INCISE SULLA PIETRA, in altri termini Dio e la terra si toccano, Dio entra nel profondo della materia, nell'ambiente vissuto dall'uomo, Dio e l'uomo, che Lui stesso ha scelto, vivranno uno nell'altro, questo il senso delle tavole scolpite dal dito di Dio, questo è l'incontro tra la sapienza di Dio e la materialità dell'uomo.
Ma c'è un imprevisto!
(Es 32)
1 Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: «Facci un dio che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto».
Mosè è descritto quasi come fosse uno sconosciuto o uno appena intravisto, uno fra i tanti…
2 Aronne rispose loro: «Togliete i pendenti d'oro che hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me». 3 Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne.
La versione corretta è: "tutto il popolo si tolse l'oro delle orecchie" ovvero la purezza dell'ascolto della verità, così la intendono i rabbini. Il testo indica tra l'altro che non solo le donne, sollecitate dagli uomini, ma l'intero popolo si è trascinato in questo gesto di non ascolto, di rigetto di Dio. Questo il senso gravissimo dell'idolatria, la sostituzione del Dio liberatore con il dio sordo e inanimato.
4 Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: «Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!». 5 Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò: «Domani sarà festa in onore del Signore». 6 Il giorno dopo si alzarono presto, offrirono olocausti e presentarono sacrifici di comunione. Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per darsi al divertimento.
Questo popolo che ha visto tutte le meraviglie fatte per la loro salvezza: il mare che si apre per far camminare il popolo sull'asciutto per poi richiudersi sul nemico affogandolo, la manna e le quaglie per alimentarsi, l'acqua che sgorga dalle rocce del deserto per dissetarsi, ecco non sono servite a nulla. Questo vitello d'oro, figura del giovane toro uno dei simboli divini dell'antico oriente, ha il nome di Dio quel nome impronunciabile. Questo vitello prende la forma di quel Dio che ha liberato il popolo dalla schiavitù. Allora questo popolo non chiede un altro Dio ma perverte l'immagine di Dio, ovvero la corrompe, se ne appropria in maniera corrotta e questo fare ci porta dritti dritti al primo comandamento:
«Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.»
Come può succedere tutto questo precipitare!
Il popolo è nel deserto, il senso di questo vitello/dio è proprio nel tentativo di esorcizzare, non fidando nella provvidenza e misericordia di Dio, le difficoltà del vivere nel deserto. Cerchiamo di appropriarci di questa immagine rapportandola alle nostre difficoltà e alle risposte che diamo alle nostre vicende quotidiane.
Il deserto è il luogo della precarietà. Se Dio non provvede nel deserto, se Dio non provvede alla mia vita, non si può sopravvivere.
Il popolo è in attesa e Mosè non ritorna. L'assenza, il vuoto che è proprio l'immagine del deserto. È il luogo dove si sviluppano le nostre ansie e noi le viviamo lì nella precarietà del vuoto e della solitudine, nelle nostre paure.
Questo vuoto, che è la caratteristica principale della paura, si sostanzia con la mancanza di un punto di riferimento.
Le nostre idolatrie nascono proprio dalle nostre ansie e dalle nostre paure. Il popolo ha paura di non avere un punto di riferimento e allora chiede qualcosa che sia visibile, qualcosa che si metta alla testa che cammini davanti a loro, anche se in realtà sarà il contrario perché è un oggetto e saranno loro, il popolo a far camminare questo pezzo d'oro fuso dove vogliono loro, ecco l'idolatria!
7 Allora il Signore disse a Mosè: «Va', scendi, perché il
tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d'Egitto, si è pervertito. 8 Non
hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son
fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno
offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha
fatto uscire dal paese di Egitto».
9 Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo
popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. 10 Ora
lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece
farò una grande nazione».
Dio è perfettamente a conoscenza di questa perversione che nel linguaggio biblico significa andare nella direzione sbagliata rovesciare il senso delle cose, ovvero adulterio, ovvero ancora le 10 Parole.
La vicenda brutale che la gente ebraica sta vivendo sarà ed è per noi lettura istruita della dieci Parole.
Il popolo quindi ha dato un altro senso alla sua storia, un senso sbagliato alla propria vita.
È molto interessante vedere che Dio indica in qualche modo, la responsabilità di quanto avvenuto a Mosè quando dice il TUO popolo che TU hai fatto uscire dall'Egitto. Quante volte abbiamo usato questa espressione, quando con rabbia rimproveravamo il figlio dicendo "tua madre…" oppure alla moglie "tuo figlio…" ma sentiremo nel prosieguo della lettura come Mosè ribadisca a Dio che quel popolo è il Suo popolo!
La durezza, delle parole di Dio, è da interpretarsi come la sottolineatura della perversione avvenuta che non può che condurre Israele alla morte. Nel deserto, nei nostri deserti fatti di angosce, di solitudini, di paure o accogliamo Dio oppure campare in modo dignitoso è davvero complicato.
11 Mosè
allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, divamperà la
tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d'Egitto con
grande forza e con mano potente? 12 Perché dovranno
dire gli Egiziani: con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le
montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall'ardore della tua ira e
abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. 13 Ricordati
di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te
stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del
cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che
lo possederanno per sempre».
14 Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo
popolo.
Mosè è nella verità. La gloria della liberazione del popolo di Dio non è stata né potrà mai essere gloria di uomo. Di fronte a questa verità raccontata dall'uomo di Dio a Dio, induce Dio a pentirsi di ciò che ha avuto intenzione di fare.
Ecco, la Scrittura interpreta questo pentimento di Dio per comprendere nell'assoluta profondità della nostra anima la Misericordia di Dio, e allora ascoltiamo un paio di versetti del salmo 130:
«Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussiste. Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore.Io spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola.L'anima mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe».
Proseguiamo nella lettura dell'Esodo:
15 Mosè
ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza,
tavole scritte sui due lati, da una parte e dall'altra. 16 Le
tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle
tavole.
17 Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a
Mosè: «C'è rumore di battaglia nell'accampamento». 18 Ma
rispose Mosè: «Non è il grido di chi canta: Vittoria! Non è il grido di chi
canta: Disfatta! Il grido di chi canta a due cori
io sento».
Questo passaggio è particolarmente interessante. L'uomo saggio, l'uomo che riconosce il proprio limite, la propria finitezza che ha fatto dell'umiltà un obiettivo di vita ha nel cuore un continuo senso di battaglia contro il peccato che ha contezza di vivere e allora disfatta o vittoria che abbiamo ascoltato nel testo è pane quotidiano. Ma queste grida non sono le grida della saggezza alla ricerca della misericordia di Dio, bensì il grido della sfrenatezza e di chi non combatte più di chi tira a campare.
19 Quando si fu avvicinato all'accampamento, vide il
vitello e le danze. Allora si accese l'ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le
tavole e le spezzò ai piedi della montagna. 20 Poi
afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò
fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell'acqua e la fece
trangugiare agli Israeliti.
Questa bevanda che Mosè propina al popolo è l'amarezza che necessariamente proviamo quando ci rendiamo conto di aver fatto una cosa sbagliata, di aver fatto del male.
21 Mosè disse ad Aronne: «Che ti ha fatto questo popolo,
perché tu l'abbia gravato di un peccato così grande?». 22 Aronne
rispose: «Non si accenda l'ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo
è inclinato al male. 23 Mi dissero: Facci un dio,
che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti
uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia capitato. 24 Allora
io dissi: Chi ha dell'oro? Essi se lo sono tolto, me lo hanno dato; io l'ho
gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello».
25 Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché
Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro
avversari.
Ignavia di Aronne. Questo è il rischio dei sacerdoti ovvero pur di contenere il popolo a loro affidato non lo contengono ma lo assecondano. E il popolo diventa senza controllo. Casca tutto il senso del PASTORE ben descritto e ascoltato nel vangelo. Se il pastore non è capace a condurre sul giusto campo il proprio gregge questo non trova l'erba o trova erba cattiva e non vive.
26 Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: «Chi sta con il Signore, venga da me!». Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. 27 Gridò loro: «Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente».
28 I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. 29 Allora Mosè disse: «Ricevete oggi l'investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione».
La tragicità di questi versetti deve sempre essere letta nel senso giusto, come si deve leggere la scrittura. I Leviti saranno poi l'ordine sacerdotale di Israele l'azione che compiono è rivolta verso il male che deve essere annientato. Vedi il salmo 101 al versetto 8:
«Sterminerò ogni mattina tutti gli empi del paese per estirpare dalla città del Signore quanti operano il male»
30 Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete
commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il
perdono della vostra colpa».
31 Mosè ritornò dal Signore e disse: «Questo popolo ha
commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. 32 Ma
ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro che
hai scritto!».
33 Il Signore disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro
colui che ha peccato contro di me. 34 Ora va',
conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma
nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato».
35 Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il
vitello fabbricato da Aronne.
Nessuno di quella generazione entrerà nella terra promessa. Niente di ciò che è legato al peccato può entrare nel paradiso. Questo popolo deve vivere una purificazione. Saranno i figli a potere entrare. I rabbini dicono che poi tutto il popolo avrà diritto all'ingresso, ma dovrà fare una lunga purificazione. Il cammino è ancora lungo in questo segno battesimale che è iniziato nell'attraversamento del mare.
Per noi cristiani questa è una lettura assoluta, non l'uomo che esce dall'Egitto, ma il Figlio porterà il popolo di Dio nella Libertà e nella Giustizia. C'è qualcuno che deve morire perché l'uomo nuovo possa nascere. Questo è il segno di una condanna che al tempo stesso è purificazione!
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. (Gv 12,24-26)