Esodo 33
Proseguiamo la lettura dell'Esodo affrontando gli ultimi capitoli del Libro. Leggeremo ma non integralmente i capitoli 33,34,35 e il 40, l'ultimo capitolo del Libro.
Leggeremo di un incontro tra Dio e Mosè particolarmente brillante forse audace, insomma proprio come può parlare un figlio al proprio padre. Affronteremo il prosieguo delle disposizioni di legge che Dio detterà a Mosè, compresa la riscrittura delle dieci parole sulla pietra, la prima "stesura andò distrutta sopra il vitello d'oro.
Vedremo un Mosè preoccupato di dover affrontare la vita senza sostegni e Dio, "umanamente" ancora turbato dal tradimento e dalla poca fiducia ricambiata in lui.
Ascoltiamo:
1 Il Signore parlò a Mosè: «Su, esci di qui tu e il popolo che hai fatto uscire dal paese d'Egitto, verso la terra che ho promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: Alla tua discendenza la darò. 2 Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo, l'Amorreo, l'Hittita, il Perizzita, l'Eveo e il Gebuseo. 3 Va' pure verso la terra dove scorre latte e miele... Ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu sei un popolo di dura cervice».
L'allontanamento da Dio è la peggiore notizia che l'uomo può ricevere, la peggiore azione.
Forse già ho avuto modo di dire che dura cervice significa l'indurimento delle ossa cervicali quindi l'impossibilità del popolo ebraico di vedere in ogni direzione, ma soprattutto di piegare il collo per dire sì.
4 Il
popolo udì questa triste notizia e tutti fecero lutto: nessuno più indossò i
suoi ornamenti.
…
12 Mosè disse al Signore: «Vedi, tu mi ordini: Fa' salire questo
popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai detto: Ti ho
conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei occhi. 13 Ora,
se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua via, così che io ti
conosca, e trovi grazia ai tuoi occhi; considera che questa gente è il tuo
popolo».
In questi versetti è disegnato in modo chiaro il disorientamento dell'uomo quando l'allontanamento da Dio diventa significativo.
Sarà Gesù a portare a compimento anche questa perplessità degli uomini. La leggiamo in Gv 14,5-6 «Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai
Anche qui si sottolinea il disagio della solitudine, della lontananza da Dio
come possiamo conoscere la via?". Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me"».
Riprendiamo la lettura dell'Esodo al versetto…
17 Disse
il Signore a Mosè: «Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia
ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome».
18 Gli disse: «Mostrami la tua Gloria!».
Mosè è disperato, non capisce più Dio dove sta, o forse dov'è lui nei confronti di Dio, chiede di mostrargli la Sua Gloria. Anche noi chiediamo un segno quando lontani da Dio abbiamo malinconia di una relazione che ora è in difficoltà
Ma cos'è la Gloria?
In ebraico si dice KABOD, sappiamo che l'alfabeto ebraico non ha vocali e il senso si riceve dalla pronuncia, pertanto si deve fare riferimento alla radice KBD che in senso fisico significa "peso", in senso figurato "importanza" in senso spirituale "onorato e rispettato (onora il padre e la madre ricordate il quarto comandamento?).
Vale la pena notare che il sostantivo KABED si traduce in fegato e sempre deriva dalla radice KBD. Il fegato insieme al cuore erano considerati i due organi più importanti del corpo. Ancora oggi si dice di una persona forte e coraggiosa: "hai un gran fegato nel fare… o nel dire…"
Quindi Mosè chiede a Dio di mostrargli in realtà quanto il suo intervento abbia peso, sia sufficientemente forte vincente, ovvero Mosè anela da una parte a un'esperienza della natura di Dio e dall'altra ha timore di essere stato gabbato, consideriamo che Mosè e tutto il popolo sono da mesi nel deserto e di questo luogo, geografico e spirituale, abbiamo già abbondantemente parlato. Chiede a Dio coraggio.
19 Rispose: «Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e
proclamerò il mio nome: Signore, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far
grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia». 20 Soggiunse:
«Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare
vivo». 21 Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu
starai sopra la rupe: 22 quando passerà la mia Gloria, io ti
porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché sarò
passato. 23 Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il
mio volto non lo si può vedere».
Perché non il volto ma le spalle ci è concesso di vedere?
Vedere le spalle è vedere Dio che è passato, che ha determinato qualcosa in noi. Non vedo il suo volto ma ho visto la sua azione. Vedrò ciò che è passato, cioè vedrò il mio passato, il mio passato illuminato e redento dal passaggio di Dio. È per questo che sarebbe opportuno nell'esame di coscienza serale vedere le cose che nel giorno trascorso (PASSATO) ci portano a ringraziare Dio e no le nostre cose non buone; quest'ultime sono rimesse nelle mani della misericordia di Dio e questa è la prima cosa bella per cui ringraziare Dio ogni giorno.
Esodo 34
1 Poi il Signore disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzate. 2 Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte. 3 Nessuno salga con te, nessuno si trovi sulla cima del monte e lungo tutto il monte; neppure armenti o greggi vengano a pascolare davanti a questo monte».
C'è un luogo dove incontrare Dio. È il luogo dell'intimità, della solitudine: io e Dio nessuno può stare con me in questo luogo. Si tratta dell'incontro come tra due amanti (vedi il Cantico dei Cantici) Lì e solo lì si realizza l'autenticità della relazione con Dio.
Scrive l'evangelista Matteo (6,5-6) «Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
4 Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò
di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato,
con le due tavole di pietra in mano.
In questi primi versetti del capitolo 34 si annuncia una nuova alleanza. Il popolo d'Israele ha tradito la fiducia di Dio, ma la Misericordia e la Pietà di Dio consentono agli uomini di recuperare la relazione. Dio non può stare lontano dall'Uomo. Senza voler essere un'eresia ma Dio È perché l'uomo vive.
Le tavole rappresentano l'incontro tra la mano dell'uomo che le taglia, che le prepara e la mano di Dio che incide la nostra storia.
5 Allora il Signore scese nella nube,
Ovvero quel luogo dove non c'è trasparenza, dove il mistero si intravede o meglio si immagina, si percepisce. Ma questa nube è una nube luminosa
si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6 Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, 7 che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».
I tanti nomi di Dio: Misericordioso, Pietoso, non Irascibile, Fedele. Questi due versetti hanno comunque bisogno di un approfondimento.
In ebraico MISERICORDIA si dice HESED che indica un amore fedele, generoso, misericordioso, solidale.
Mentre pietoso si traduce in RACHAMIM che possiamo dire un amore profondo, tenero e compassionevole. I due termini sono il primo al maschile e il secondo al femminile
RECHAMIM proviene da RECHEM che significa Utero cioè le parte del corpo femminile che genera la vita. L'amore di Dio è generante, rigenerante fa nascere è l'aspetto materno di Dio come una madre che da vita.
8 Mosè
si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9 Disse:
«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in
mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e
il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».
10 Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un'alleanza: in
presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai
compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al
quale ti trovi vedrà l'opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per
fare con te.
11 Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco io
scaccerò davanti a te l'Amorreo, il Cananeo, l'Hittita, il Perizzita, l'Eveo e
il Gebuseo. 12 Guardati bene dal far alleanza con
gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una
trappola in mezzo a te. 13 Anzi distruggerete i loro
altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri. 14 Tu
non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un
Dio geloso.
Il termine "geloso" già lo abbiamo incontrato nelle 10 Parole, non è una parola negativa, è una parola potente, per questo deve essere maneggiata con cura. Geloso proviene dal greco "ZELOS" ovvero zelo, passione, ardore.
Il salmo 69,10 lo descrive così: "Poiché mi divora lo zelo della tua casa, ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta". Sono le parole che accompagnano il gesto di Gesù quando interviene con forza nel tempio cacciando i venditori di animali e dei cambiavalute.
15 Non
fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si
prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche
te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. 16 Non
prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si
prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai
loro dèi.
17 Non ti farai un dio di metallo fuso.
18 Osserverai la festa degli azzimi. Per sette giorni
mangerai pane azzimo
E andiamo al versetto 27:
27 Il Signore disse a Mosè: «Scrivi queste parole, perché sulla base di queste parole io ho stabilito un'alleanza con te e con Israele».
Passaggio fondamentale: Dio ribadisce l'Alleanza con l'Uomo
28 Mosè
rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti senza mangiar pane e
senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le
dieci parole.
29 Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole
della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal
monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché
aveva conversato con lui. 30 Ma Aronne e tutti gli
Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di
avvicinarsi a lui. 31 Mosè allora li chiamò e
Aronne, con tutti i capi della comunità, andò da lui. Mosè parlò a loro. 32 Si
avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il
Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai. 33 Quando
Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso. 34 Quando
entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo, fin
quando fosse uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era
stato ordinato. 35 Gli Israeliti, guardando in
faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si
rimetteva il velo sul viso, fin quando fosse di nuovo entrato a parlare con
lui.
Il velo di Mosè la maschera che doveva mettere sul volto per proteggere gli israeliti che hanno paura.
Mosè ha trascorso 40 giorni e quaranta notti di fronte a Dio senza né mangiare né bere e questo ci porta diretti all'esperienza di Gesù subito dopo il battesimo al Giordano.
Mosè così come Gesù in questo tempo simbolico, i quaranta giorni, vive l'intimità con Dio.
Gli israeliti hanno paura perché non comprendono cosa stia avvenendo, non comprendono che l'esperienza di Dio trasforma, cambia i connotati, vedono sul volto di Mosè una luce che illumina che dà seguito all'incontro nell'intimità con Dio.
Il volto è la sede di quattro dei cinque sensi, quindi diventa conseguentemente il punto di trasmissione di ogni cosa che sia bella o brutta buona o cattiva, sul nostro volto si legge chi siamo, come stiamo. Ecco Mosè è così di fronte al popolo, ecco è così di fronte a Dio.
Si pose un velo sul viso, così come ci sarà un velo per custodire l'arca dell'alleanza, che determina la separazione del Santo dei Santi all'interno del Tempio. Questo velo è una separazione, non con Dio ma con il popolo quando non è nel suo ministero.
Esodo 35
Da questo capitolo fino al 40 compreso ovvero la conclusione del Libro, Mosè detta al popolo tutte le disposizioni, oltre le 10 Parole, che il Signore ha dettato a lui e che sono legge irrevocabile. Si tratta di una serie di disposizioni descritte fin nel dettaglio dei colori degli arredi delle donazioni. Da come sarà il candelabro. al dettaglio gli abiti sacerdotali, fino a come dovrà essere il Santuario e l'arca detta dell'alleanza che dovrà contenere al suo interno, la manna che sfamò il popolo, le tavole della legge e il bastone di Aronne (Nu 17,16-26)
Esodo 40
1 Il Signore parlò a Mosè e gli disse: 2 «Il primo giorno del primo mese erigerai la Dimora, la tenda del convegno. 3 Dentro vi collocherai l'arca della Testimonianza, davanti all'arca tenderai il velo. 4 Vi introdurrai la tavola e disporrai su di essa ciò che vi deve essere disposto; introdurrai anche il candelabro e vi preparerai sopra le sue lampade. 5 Metterai l'altare d'oro per i profumi davanti all'arca della Testimonianza e metterai infine la cortina all'ingresso della tenda. 6 Poi metterai l'altare degli olocausti di fronte all'ingresso della Dimora, della tenda del convegno. 7 Metterai la conca fra la tenda del convegno e l'altare e vi porrai l'acqua. 8 Disporrai il recinto tutt'attorno e metterai la cortina alla porta del recinto. 9 Poi prenderai l'olio dell'unzione e ungerai con esso la Dimora e quanto vi sarà dentro e la consacrerai con tutti i suoi arredi; così diventerà cosa santa. 10 Ungerai anche l'altare degli olocausti e tutti i suoi arredi; consacrerai l'altare e l'altare diventerà cosa santissima. 11 Ungerai anche la conca con il suo piedestallo e la consacrerai. 12 Poi farai avvicinare Aronne e i suoi figli all'ingresso della tenda del convegno e li laverai con acqua. 13 Farai indossare ad Aronne le vesti sacre, lo ungerai, lo consacrerai e così egli eserciterà il mio sacerdozio. 14 Farai avvicinare anche i suoi figli e farai loro indossare le tuniche. 15 Li ungerai, come il loro padre, e così eserciteranno il mio sacerdozio; in tal modo la loro unzione conferirà loro un sacerdozio perenne, per le loro generazioni».
Da questa decsrizione sarà poi edificato il Tempio
34 Allora
la nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore riempì la
Dimora. 35 Mosè non poté entrare nella tenda del convegno,
perché la nube dimorava su di essa e la Gloria del Signore riempiva la Dimora.
36 Ad ogni tappa, quando la nube s'innalzava e lasciava la Dimora,
gli Israeliti levavano l'accampamento. 37 Se la nube non si
innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata. 38 Perché
la nube del Signore durante il giorno rimaneva sulla Dimora e durante la notte
vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d'Israele, per tutto il tempo
del loro viaggio.
Così si conclude il nostro Libro. Se vorrete durante l'estate vi consiglio di leggere i libri seguenti il Levitico e i Numeri troverete interessanti suggerimenti e comprensione anche su ciò che abbiamo letto e meditato in questo anno.
La storia, così come la vita, di Mosè si va concludendo, giovedì prossimo ne parleremo. Viene descritta nel Libro del Deuteronomio che è il quinto e ultimo Libro del Pentateuco.