Le 10 Parole 1         Es 20

13.03.2026

1 Dio allora Parlò 10 Parole Parlando:

Inizia così questo ingresso di Dio nella vita quotidiana degli uomini, delle donne, degli animali, di tutta la creazione. Dio iniziò così, pronunciando una Parola per entrare nella nostra vita quotidiana. Se oggi siamo qui è perché quella Parola è risuonata nelle nostre orecchie, qualcosa ci ha suggerito che lì in quelle Parole, nella Parola di Dio, quindi nella relazione con il Signore ci fosse qualcosa di interessante, che ci ha incuriosito, che ci interessa, che ci attrae.

Se noi oggi siamo qui come giovedì scorso e come giovedì prossimo è perché nella Parola di Dio c'è qualcosa di bello, qualcosa di più importante qualcosa che supera la voglia di starsene a casa.

Il Signore Dio è entrato nella mia casa e parlo per me, ma forse intercetto anche l'esperienza di altri e mi ha fatto sentire la Sua potenza, la Sua grazia, la Sua bellezza.

Ecco noi oggi siamo qui perché questo Dio ha operato in noi qualcosa di importante, di bello, perché abbiamo fatto esperienza di Dio e no perché qualcuno quando eravamo bambini ci ha insegnato un po' di regolette del catechismo, oltre a qualche preghiera.

O può essere che noi stiamo qui perché, ancora in fieri, sta operando la curiosità.

E questo "processo" è descritto nel vangelo di Giovanni all'ultimo capitolo il capitolo 21 un bellissimo capitolo, leggiamolo:

«1 Dopo queste cose, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli presso il mare di Tiberiade; e si manifestò in questa maniera.
2 Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme. 3 Simon Pietro disse loro: «Vado a pescare». Essi gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Uscirono e salirono sulla barca; e quella notte non presero nulla. 4 Quando già era mattina, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che fosse Gesù. 5 Allora Gesù disse loro: «Figlioli, avete del pesce?» Gli risposero: «No». 6 Ed egli disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci. 7 Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!» Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse la veste, perché era nudo, e si gettò in mare. 8 Ma gli altri discepoli vennero con la barca, perché non erano molto distanti da terra (circa duecento cubiti), trascinando la rete con i pesci.
9 Appena scesero a terra, videro là della brace e del pesce messovi su, e del pane. 10 Gesù disse loro: «Portate qua dei pesci che avete preso ora». 11 Simon Pietro allora salì sulla barca e tirò a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci; e, benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò. 12 Gesù disse loro: «Venite a fare colazione». E nessuno dei discepoli osava chiedergli: «Chi sei?» Sapendo che era il Signore. 13 Gesù venne, prese il pane e lo diede loro; e così anche il pesce.
14 Questa era già la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

Vuoi o vorresti davvero una relazione autentica con il Signore? Lasciati attrarre dall'Altissimo, lascia perdere la tua personalità, getta le reti a destra, vivi la tua vita dalla parte debole del tuo essere, perché pescare la mattina quando per tutta la notte non si è realizzato nulla è pura follia umana, perché gettare la rete dalla parte destra significa usare il braccio meno forte quindi non poter imprimere forza al lancio, perché la debolezza dell'uomo è la sua fortezza, per dare al Signore la possibilità di operare al suo posto.

San Paolo scrive ai Corinzi (2Cor 12,9-10): «quando sono debole, allora sono forte».

Apri, e non temere, sembra dire Gesù agli apostoli, quel buco nero che hai dentro, metti a disposizione il fallimento della tua vita fattela riempire e allora anche io anche tu saremo in grado di pescare 153 grossi pesci, ovvero fare il pieno di vita, di ricchezza, di certezza.

La nostra vita, pensateci bene, è come le montagne russe: tutto tranquillo, solita vita, solito tran tran, come canta Biagio Antonacci, e così vai tranquillamente avanti senza sapere che tra venti metri o venti secondi c'è il precipizio, e non sai dove aggrapparti, cosa pensare: perché proprio io, perché proprio a me, perché proprio adesso?

È qui che interviene la mano potente di Dio, il quale non ti impone nulla, non ti comanda nulla, ti suggerisce che c'è un'alternativa alla disperazione, c'è la sua mano a sorreggerti. Ti sta indicando una strada, non temere prendila. Ti sta ridando la vita e dall'alto della Sapienza ti sta insegnando quali sono le regole di vita, le regole per vivere una vita sana, giusta in pace.

Il Signore Dio l'Altissimo non impone dei comandi, non impone delle leggi al buio, Dio ci indica dei passaggi per una vita giusta, florida e pacifica alla luce della Sua salvezza, e questo si palesa solo dopo che ci ha liberato dai conflitti con il faraone figura mitica del male, del diavolo.

Pensate all'adultera, Gesù dopo che tutti i "giudici" se ne sono andati senza accusarla, dice: «Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». (Gv 8)

Prima ancora di sapere se la donna è pentita il Signore l'accoglie non la condanna, poi le dice non peccare più.

Oppure: la parabola del figliol prodigo. Il padre non ascolta le scuse del figlio vere o di maniera che siano, lo abbraccia gli da l'anello, i sandali e prepara il Vitello Grasso.

Ma ancora di più, Dio non ci obbliga a riconoscerlo al buio, Lui si accredita dentro e di fronte a te con le opere di Misericordia e Provvidenza a tuo favore.

C'è un racconto ebraico, un MIDRASH, i midrashim sono dei racconti sapienziali esegetici, cioè spiegano la Bibbia attraverso degli esempi dei racconti. Questo che sto per raccontarvi forse già lo conoscete ma… repetita iuvant!

· Un giorno un signore si presentò in città e pretese di comandare, di fare le leggi e di diventare il re. Tutto il popolo lo cacciò perché diceva "ma tu chi sei per usurpare la nostra città, la nostra vita, la nostra organizzazione. Viste le brutte questo signore se ne andò, ma non mollò l'idea di diventare il re di questa gente.

Si mise a costruire case, strade, creò posti di lavoro, sanò ogni divergenza, insomma fece cose che mai nessuno era riuscito a realizzare e allora tutto il popolo lo proclamò re.

Teniamo ben a mente questo racconto e ascoltiamo ora l'introduzione alle 10 Parole e tutto spero diventi chiaro:

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù

Dio non ti rapisce, Dio non ti impone né ti si impone, Dio ti libera da 400 anni di schiavitù e poi si palesa dicendo Io sono quello… Non ti dice da oggi la tua vita sarà rose e fiori, no gli eventi belli e brutti che incontriamo rimangono, ma sappiamo che ci possiamo far prendere la mano dalla sua mano, che se abbiamo bisogno di acqua o di pane, lì c'è, sappiamo dobbiamo sapere che ci sarà rabbia, dolore, giusto e legittimo ma mai disperazione. È un quadro diverso profondamente diverso.

Cerchiamo di entrare un po' nel merito, un po' più in profondità

Sia la tradizione ebraica sia la tradizione cristiana, quest'ultima per semplificare e per dare uno strumento, un riferimento fisso ai bambini, nel catechismo infantile insegna che questi sono comandi. No!

Quelli che affronteremo in questo e nei prossimi incontri sono Parole, Parole di Dio. Abbiamo anche scoperto in questi anni di cammino che Dio usa la PAROLA PER CREARE: dal primo capitolo della Genesi:

«Dio disse sia la luce e la luce fu»

Fino ad arrivare al quarto vangelo, quello di Giovanni:

«In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.»

Anche e con assoluta rilevanza, queste 10 Parole, che stiamo affrontando sono Parole creatrici e in quanto Parole sono fonte di una relazione e di conseguenza, sono creatrici di vita sia orizzontale, tra gli uomini, sia verticale, quindi con Dio.

Prima di potersi definire Dio degli uomini, ovvero essere credibile agli occhi e al cuore del Suo popolo, il Signore agisce, libera attraverso la sua azione redentrice.

Come abbiamo detto poco fa, il Signore Dio l'Altissimo non impone, il Signore Dio l'Altissimo interviene a tuo favore donandoti la Sua Sapienza, il Suo modo di proporre una vita salvata. Questo Dio si autodefinisce TUO DIO ovvero personale, la relazione è tra te e Dio perché questo Dio vuole instaurare una personalissima relazione.

3 non avrai altri dei di fronte a me.

Dio si è presentato a noi, si è accreditato, ci ha liberati ora può, in quanto sa che noi possiamo ascoltarlo (ob audire) iniziare a darci le Parole utili per vivere, una sorta di manuale delle istruzioni per una vita giusta, libera, vera!

E passiamo alla prima Parola del DECALOGO (deca-dieci logo-parola)

4(PRIMA PAROLA) Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.

Spezziamo in due questa prima Parola, per avere maggior agio nel cercare di spiegarla, e parto da un concetto diciamo parallelo.

L'ateismo! L'ateismo è un concetto molto complesso, ma così forte che quasi mi viene da dire che non esiste.

Esattamente così, sarebbe più corretto dire io non credo nel Dio dei cristiani, degli ebrei o dei mussulmani, che è tra l'altro lo stesso Dio, oppure non credo né a questo né a Trimurti-Brahma o al Budda, insomma non credo al Dio fatto persona, istituzionalizzato. Tutti noi infatti, anche i più ferventi e pii devoti fanno i conti, anzi, più sono devoti più fanno i conti con questo comandamento, in quanto si considerano o tendono a considerarsi scevri da tentazioni, e invece no! Presunti atei o devoti, tutti siamo soggetti alla tentazione dell'idolatria

Apro una parentesi: le 10 Parole sono dedicate a tutti, non c'è neanche una virgola che non riguardi ognuno di noi, credente o non credente, laico o consacrato. Chiusa parentesi.

Quindi a partire dall'ateo fino, appunto, ad arrivare al devoto siamo tutti soggetti a IDOLATRIA.

Pensate solo per un secondo alle pubblicità, stasera quando andate a casa accendete la televisione e ascoltate bene in "religioso silenzio" la pubblicità.

Ogni spot diventa funzionale alla tentazione che se non hai quello Smartphone, sei aut e puoi cambiarlo ogni anno a soli 20 euro al mese. Oppure per sentirti bene devi dimagrire venti o trenta chili ed esiste solo un modo. Vuoi essere attraente rispettato invidiato se non hai quel modello di automobile non sarai mai nessuno. Ma l'idolatria non si limita a questo; ci sono situazioni ancora più fini ad esempio il lavoro. Per il lavoro/successo/carriera ci si venderebbe l'anima al diavolo, nel vero senso della parola, poi arriva la crisi e rimani col sedere per terra perché hai perso la tua illusione per un dio che non salva anzi un dio che ti ha prima illuso e poi segato le gambe.

Poi c'è l'idolo degli idoli il denaro, il potere, il possesso: mammona! Per questo dio siamo pronti a qualunque cosa anche a uccidere per poche decine di euro.

È un dio portatore di morte. Pensate a chi si rovina e rovina la propria famiglia con il gioco d'azzardo. Ma se ci fate caso tutti gli idoli fin qui descritti si sintetizzano in mammona, tutto si trasforma in mammona, in ricerca spasmodica di denaro, di potere, di possesso, e non solo di cose ma anche di persone.

Ma non è finito qui perché gli idoli possono diventare addirittura anche i propri figli, la propria moglie o il proprio marito, quando li si considera esseri di proprietà e allora quando questi finalmente vogliono affrancarsi tutto precipita: ossessione, rabbia, ricatto, violenza ecc…

Ciò che succedeva fino agli anni 70-80, ma forse in altre forme succede ancora oggi: l'immaginetta della Madonna o del santo di cui si è devoti con la scritta "vai piano pensa alla tua famiglia" a fianco un bel cornetto rosso perché non si sa mai.

Mi fermo qui ma vi chiedo di fare un profondo esame per scoprire qual è quel vostro dio antitetico e coabitante nel vostro cuore con il Signore Dio l'Altissimo.

Questa prima Parola dice però anche che non ci dovremo fare alcuna immagine, e questo non significa che sia sbagliato ad esempio esporre il crocifisso, ci mancherebbe altro, o anche la statua della Madonna o il quadro di un santo, no assolutamente no. Non fare immagine alcuna è riferito all'idolo ovvero non è bene che l'immagine trasformi la tua vita in prostrazione. Abbiamo parlato prima della pubblicità e più immagine di quella cosa c'è. Idolo in greco si dice IDEIN che si traduce in GUARDARE. Ciò che tu vedi ti rapisce ti coinvolge ti stravolge la vita, ti uccide e ti porta a uccidere perché gli idoli sono quegli dei che non risolvono la tua vita ma la portano alla morte.

Andiamo avanti:

Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per quelli che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.

Il Signore ci ha istruito circa il rischio che corriamo se lo sostituiamo con l'immagine di un idolo. Dio per farci capire bene usa il pronome tuo, non un Dio generico, ma il tuo, ovvero c'è un filo diretto, una comunione, una relazione biunivoca. Pensate alla potenza di questa espressione, Dio crea ed entra in questa relazione unica io e Dio, tu e Dio ecc.., perché è un Dio geloso. E non è un aggettivo brutto. GELOSO proviene da ZELO che significa CURA ovvero Dio mi sta dicendo che lui tiene a me, che non farà altro nella vita se non il mio bene, mi sta dicendo che lontano da Lui non c'è vita, mi sta dicendo che da solo non ce la potrò mai fare. Dicevo qualche giovedì fa che sto cercando di allontanare da me la parola difficile, e lo ribadisco, in quanto dire difficile significa costruirsi un alibi, la parola vera non è difficile, la parola vera è IMPOSSIBILE! Senza l'intervento dello Spirito Santo, lo Spirito di Dio, nulla è possibile.

Ma attenzione dice anche che:

"punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per quelli che mi odiano.

Ci dobbiamo preoccupare? Sì ma non dell'azione di Dio che mai sarà pena per l'uomo, ma di noi stessi. Punire in ebraico si dice più o meno "MI FACCIO PRESENTE" ovvero visiterò la colpa, ti farò rendere conto che sta succedendo qualcosa che è molto pericoloso: un dolore, ad esempio, che cresce dentro di te e che ti fa riflettere sui perché sei in quelle condizioni. Immaginate un padre o una madre che hanno un cattivo rapporto con la propria figlia o figlio che la rende insicura oppure le indurisce il cuore è molto probabile che questo sentimento, questo modo di vivere del genitore perpetui in lei una modalità di vita non sicura, certamente non serena e questo può perpetrarsi di madre in figlio.

C'era un mio lontano parente, faceva il falegname, era alcolizzato, così lo era stato anche il padre, entrambi morti abbastanza giovani, ma il dramma non è qui è nel figlio di questo falegname alcolizzato anche lui all'età di quindici anni, anche lui morto qualche anno più avanti.

Capito di cosa ci sta avvisando Dio?

"ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi."

E mille ha il significato di eternità.

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