Le Dieci Parole 3 Es 20.21ss
13 (QUINTA PAROLA) Non uccidere.
Come abbiamo visto per altre, anche questa V Parola qualche dubbio di opportunità deve farcelo venire, perché non uccidere è una legge universale. Anche il non credente, il cosiddetto ateo, addirittura l'omicida stesso riconosce che uccidere un altro uomo non è condivisibile.
Questa Parola allora vuole dire qualcosa di più, vuole andare più nel profondo.
Leggiamo cosa scrive il Libro della Genesi (4,3-8):
«Avvenne, dopo
qualche tempo, che Caino fece un'offerta di frutti della terra al
SIGNORE. Abele offrì anch'egli dei primogeniti del suo gregge e del loro
grasso. Il SIGNORE guardò con favore Abele e la sua offerta, ma non guardò
con favore Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato, e il suo viso
era abbattuto. Il SIGNORE disse a Caino: «Perché sei irritato? E perché
hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se
agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono
rivolti contro di te; ma tu dominalo!»
Un giorno Caino parlava con suo fratello Abele
e, trovandosi nei campi, Caino si avventò contro Abele, suo fratello, e lo
uccise.»
Il testo non specifica il motivo per cui il Signore respinse l'offerta di Caino, e, vi assicuro, non è importante, è fondamentale invece sapere che di fronte a una qualsivoglia avversità della vita noi perdiamo il controllo e tramutiamo la possibile, addirittura legittima, frustrazione o delusione in rabbia.
Quante volte ci è capitato di pensare o addirittura di dire T'AMMAZZEREI! Quante volte abbiamo pensato nel profondo della nostra coscienza TU PER ME NON ESISTI PIÙ, ma se non esisti più… significa che sei morto!
Quanti sono i modi per uccidere oltre il pugnale, la pistola o le bombe nelle guerre: mortificare, lo dice la parola stessa, oppure ignorare, disconoscere… pensate a tutti i modi che questo possa avvenire. Pensate al bullismo e ai suicidi indotti e non solo tra adolescenti.
Ci siamo mai chiesti con onestà e sincerità di cuore quante volte abbiamo ucciso?
Ma per comprendere appieno il senso di questa quinta Parola dobbiamo rivolgerci al vangelo:
Matteo (5,21-24): «Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna...»
È chiaro cosa ci sta dicendo Gesù? Una cosa assurda, per niente condivisibile. Ripetiamo per maggior chiarezza. Se tu uccidi devi andare a GIUDIZIO, che significava andare di fronte agli anziani riuniti alle porte della città. Semplice, saranno loro a giudicarti ed eventualmente a condannarti.
Gesù anzitutto, fateci caso, non dice più se tu uccidi, non parla più di omicidio, cambia parametro.
Trasforma il V comandamento in un discorso paradossale. Pone la questione in una lettura basata sul concetto inversamente proporzionale, in una scala di valori al contrario. Se mi arrabbio andrò di fronte al tribunale del mio paese dove prima ci andavano anche gli omicidi se poi dico stupido andrò al tribunale di Gerusalemme, il Sinedrio, e se dico pazzo cioè a uno poco stabile di testa addirittura sarò gettato nel fuoco inestinguibile della Geenna (la discarica di Gerusalemme). Gesù non è uscito di testa, Gesù ci sta dicendo che l'uomo è sacro e ogni qual volta lo insulto anche nel mio segreto, ogni volta che ne penso male, ogni volta che non lo considero come mio fratello commetto un omicidio. Ogni volta che mi metto nelle condizioni di disturbo commetto un omicidio.
La vita umana si forma nel rapporto d'amore tra un uomo e una donna. È quindi l'amore che determina la vita, al contrario quindi ogni qual volta non amo non creo vita ovvero uccido, cioè ogni qual volta nei confronti dell'altro scendo di un millimetro sotto la soglia dell'amore, che ricordo è donare la propria vita, io sto commettendo un omicidio! Questo è quello che Gesù dice nel brano di Matteo che abbiamo letto.
Ma il paradosso prosegue e Gesù lo pone in diretta conseguenza con ciò che ha appena affermato, e lo fa tramite la congiunzione "DUNQUE". «Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono». Piccola spiegazione: l'offerta all'altare avveniva una volta l'anno e il sacerdote demandato aveva una serie di prescrizioni per la preparazione di questo evento che poteva durare anche diverse settimane. Era un'occasione irripetibile poteva essere l'unica nella vita del sacerdote. E Gesù che dice? Gesù dice che se ti ricordi che qualcuno può avercela con te, anche se tu non ne conosci i motivi lascia tutto e va a riconciliarti. Capito? È più importante riconciliarti con il fratello che stare di fronte a Dio nel Santo dei Santi all'interno del Tempio. Insomma non c'è nulla di più importante che l'amore per il tuo prossimo, NULLA!
14 (SESTA PAROLA) Non commettere
adulterio.
Anche in questo
caso è forse necessario un po' di apertura e di approfondimento. La legge
ebraica, le disposizioni conseguenti a questo comandamento erano durissime
prevedevano la lapidazione.
Ma andiamo per gradi. Come abbiamo detto in un'altra occasione le 10 Parole sono state scritte per tutti nessuno escluso, ovvero questo comandamento vale quindi per gli sposati, ma anche per i single, e per i religiosi e le religiose.
Anzitutto l'enunciato del comandamento che abbiamo letto è "non commettere adulterio", anche se dal catechismo dei bambini in poi lo abbiamo chiamato in molti modi: "non commettere atti impuri, oppure non fornicare (Il verbo fornicare deriva dal sostantivo latino fornix che si traduce in arco, volta. Nell'antica Roma, i sotterranei a volta detti fornici erano luoghi comuni per la prostituzione. Di conseguenza, fornicare ha assunto il significato di avere rapporti sessuali extraconiugali o illeciti)."
Ma stiamo al testo biblico alla sua reale dicitura "Non commettere adulterio", significa non adulterare ovvero non trasformare una cosa pura in una cosa mischiata con altro. Pensate all'oro a 24 carati è puro ma se gli aggiungi qualche altro metallo ecco che è adulterato oppure pensiamo agli alimenti ecc…
Quindi il comandamento ci dice che le relazioni che noi instauriamo devono, o meglio dovrebbero, essere autentiche tendere alla trasparenza, alla purezza non essere inquinate, quindi non adulterare non mischiare, non rovinare con altro la relazione con il tuo prossimo ci dice questa sesta Parola.
È interessante sapere che adulterio viene dal latino AD ALTERUM IRE, cioè andare a cercare altro, andare da un altro, cambiare strada, allontanarsi, per questo come dicevo prima questa Parola riguarda non solo i laici sposati. Ognuno può, infatti, non essere più fedele alla propria scelta, alla propria vocazione.
Adulterare la propria vita è inquinarla renderla indigesta, ostica, difficile da sopportare, malata. Rende difficile guardare negli occhi il proprio partner, in una parola, senza moralismi: sporca, non pura.
15 (SETTIMA PAROLA) Non rubare.
Il tema di questa settima Parola è delicatissimo, perché chiunque di noi di fronte alle proprie cose ha un impeto di conservazione molto forte. Addirittura per certi versi potrebbe risultare più semplice la comprensione del paradosso del V comandamento.
Per impostare bene il ragionamento sul senso di questa Parola, e inserirlo nel Magistero della Chiesa, voglio leggervi un brevissimo passaggio di un discorso di Sant'Ambrogio ripreso da Papa Leone XIV e inserito nell'esortazione apostolica "Dilexit te".
Scrive il Papa:
"Sant'Ambrogio, insisteva sull'esigenza etica della condivisione dei beni:
«Non dai al povero del tuo, ma gli restituisci del suo: perché quello che era stato dato a tutti perché l'usassero insieme, tu lo hai usurpato per te solo».
Prosegue Papa Leone, commentando queste parole del Vescovo di Milano: l'elemosina è giustizia ristabilita, non un gesto di paternalismo. Nella sua predicazione, la misericordia assume un carattere profetico: denuncia le strutture di accumulo e riafferma la comunione come vocazione ecclesiale".
Ecco questo pensa la Chiesa, cioè che la detenzione dei beni deve essere sempre valutata nell'ottica della giustizia e con gli occhi di chi ha meno.
Ma andiamo più nel profondo, se possibile!
Questa settima Parola ha una dinamica particolare, infatti non rubare, come non uccidere è norma universale non ci sarebbe stato motivo di scomodare Dio a dirci "non fare il birichino o non fare il rapinatore", era ovvio. Quindi, per comprendere appieno il senso, proprio come NON UCCIDERE. dobbiamo andare un po' più a fondo. Vi leggo cosa recita il Catechismo della Chiesa Cattolica agli articoli 2401, 2402, 2404 e 2408 in merito al settimo comandamento:
2401: Il settimo comandamento proibisce di prendere o di tenere ingiustamente i beni del prossimo e di arrecare danno al prossimo nei suoi beni in qualsiasi modo. Esso prescrive la giustizia e la carità nella gestione dei beni materiali e del frutto del lavoro umano. Esige, in vista del bene comune, il rispetto della destinazione universale dei beni e del diritto di proprietà privata. La vita cristiana si sforza di ordinare a Dio e alla carità fraterna i beni di questo mondo.
Il settimo comandamento, quindi, proibisce di prendere o di tenere ingiustamente
i beni del prossimo (quindi per riflesso è contemplabile un modo giusto) e di arrecare danno al prossimo nei suoi beni in qualsiasi modo. Esso prescrive la giustizia e la carità quindi anche qui come nel precedente quinto è l'amore il discrimine non è una questione legale o morale ma esige, la DESTINAZIONE UNIVERSALE DEI BENI.
L'articolo 2404 spiega ancora meglio questo concetto: «L'uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri. 283 La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della provvidenza; deve perciò farlo fruttificare e spartirne i frutti con gli altri, e, in primo luogo, con i propri congiunti»
In sostanza vede gli uomini tutti gli uomini non possessori assoluti dei beni ma teologicamente: "AMMINISTRATORI DELLA PROVVIDENZA", ovvero, i beni di cui abbiamo possibilità di godere non possono essere di una parte. Un esempio banale le spiagge libere e non libere è una contraddizione in termini perché la spiaggia è un bene non sottraibile a nessuno; così come non è possibile che cento persone detengano le ricchezze incalcolabili in quanto sono sottratte al bene universale di utilizzo.
Nulla mi vieta di avere una casa di proprietà, ma questa è subordinata alla destinazione universale del bene.La vita cristiana si sforza di ordinare a Dio e alla carità fraterna i beni di questo mondo.
2402 All'inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell'umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti. 282 I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano.
(…)
L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la libertà e la dignità delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilità. Tale appropriazione deve consentire che si manifesti una naturale solidarietà tra gli uomini.
All'inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell'umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti. I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano ricordiamo tutti le parole del Libro della Genesi:
«Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino…».
Dio fin da principio destina i frutti della terra all'Adam ovvero all'umanità
Tuttavia la terra è suddivisa tra gli uomini, perché sia garantita la sicurezza della loro vita, esposta alla precarietà e minacciata dalla violenza. L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la libertà e la dignità delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilità. Tale appropriazione deve consentire che si manifesti una naturale solidarietà tra gli uomini.
2408 Il settimo comandamento proibisce il furto, cioè l'usurpazione del bene altrui contro la ragionevole volontà del proprietario. Non c'è furto se il consenso può essere presunto, o se il rifiuto è contrario alla ragione e alla destinazione universale dei beni. È questo il caso della necessità urgente ed evidente, in cui l'unico mezzo per soddisfare bisogni immediati ed essenziali (nutrimento, rifugio, indumenti...) è di disporre e di usare beni altrui. 286
In un bellissimo disco di parecchi anni fa era il 1973 Fabrizio De André cantava: C'hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame…,
Questo il caso della necessità urgente ed evidente, in cui l'unico mezzo per soddisfare bisogni immediati ed essenziali (nutrimento, rifugio, indumenti...) è di disporre e di usare beni altrui.
C'è l'altra opzione "contro la ragionevole volontà del proprietario. Immaginate se di notte per strada troviamo un moribondo che deve essere portato subito in ospedale cosa fare? Secondo voi è lecito rubare un'autovettura per salvare la vita di un uomo?
Questo è
non Rubare!