Le Dieci Parole 4 Es 20.21ss

17.04.2026

Siamo arrivati all'ultimo appuntamento di questo cammino dentro le dieci Parole di vita, un vero e proprio manuale di istruzioni necessario per vivere bene, in pace e in pienezza. Prima di Affrontare l'ottava Parola, essendo trascorso un po' di tempo dall'ultimo incontro, vorrei ripartire, attraverso una brevissima sintesi, del V, VI e VII Comandamento e cercherò di farlo non con parole mie ma attraverso la Parola di Dio.

NON UCCIDERE: dal Libro della Genesi:

Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo». Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?».

In questo antico brano è raccolto tutto il percorso che porta all'omicidio: la frustrazione per una disillusione (apro una parentesi la disillusione è un nostro errore, per questo è così frustrante, in quanto discende da una ILLUSIONE che altro non è che un gioco di magia non era realtà). Questa disillusione si trasforma in rabbia nel vedere tuo fratello arrivare prima e meglio di te, e allora costruiamo l'inganno, e procediamo verso la mancanza di cura che dovremmo avere verso i nostri fratelli. Ecco Caino uccide il fratello Abele non quando gli toglie fisicamente la vita ma, il primo omicidio è nella frustrazione la prima emozione negativa che prova Caino. Lì nasce l'omicidio, ogni qual volta smetto di amare mio fratello, ogni volta che scendo di un millimetro sotto la soglia dell'amore io sto uccidendo.

NON COMMETTERE ADULTERIO: Dal vangelo secondo Matteo:

«Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo».

Poche, pochissime parole per dire che questa sesta Parola non ha a che fare solamente con affari di sesso, anzi…

Certo anche, ma soltanto anche, questo può determinare l'adulterio. Per secoli abbiamo riportato questa Parola sotto il tetto del sesso perché a noi cristiani ci semplifica e di molto la vita e anche e soprattutto perché siamo profondamente intrisi di moralismo, e quindi quasi a voler definire che l'adulterio sia solo un fatto di tradimento sessuale del coniuge, allontanando il più complesso senso di questa sesta Parole.

Vi propongo un altro brevissimo brano dal vangelo secondo Matteo, per andare ancora un po' più in profondità (Mt5,29-30): «Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.»

Queste iperbole o paradossi, come meglio volete, sono necessarie per entrare nel profondo senso che Gesù sta esprimendo riguardo al male che produciamo.

Ma la cosa interessante è nel perché si sottolinea solo l'occhio destro? Per guardare non abbiamo tutti e due gli occhi? O per toccare difficilmente lo facciamo con una mano sola. Cosa ci vuole dire Gesù? Una semplicissima cosa che come l'omicidio inizia dalla rabbia, così l'adulterio si sviluppa e si realizza a partire da uno sguardo frugale appena accennato, da una carezza appena sfuggita, sempre nel dettaglio si perde la lucidità.

E alla fine di questo "riassunto"

NON RUBARE Dal Vangelo secondo Matteo

Ed ecco, un tale gli si avvicinò e disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?» Gesù gli rispose: «Perché mi interroghi intorno a ciò che è buono? Uno solo è il buono.

Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». «Quali?» gli chiese. E Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso. Onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso». E il giovane a lui: «Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?» Gesù gli disse: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi». Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni.

Mi soffermerei solo un attimo su due espressioni a chiusura della breve pericope:

  • poi, vieni e seguimi e
  • Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni

La sequela di Gesù inizia dopo aver ceduto, dopo aver stabilito che i miei beni sono assolutamente secondari, che se li devolvo ai "poveri", non lo faccio per bontà, è perché a loro li avevo tolti. Le mie ricchezze devo staccarle dal concetto di possesso, contrariamente ci troveremo in una situazione di galleggiamento di: "vorrei ma non posso".

Ma l'aver scoperchiato questo pentolone, che è il nostro essere e il nostro fare pieno di alibi e di lavaggi di coscienza, è il primo straordinario passo verso la verità, la pace, il vivere in Dio

E arriviamo verso la conclusione.

16 (OTTAVA PAROLA) Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Questa ottava Parola ha due strade meditative. Parlando del quinto, del sesto e del settimo comandamento, abbiamo visto quanto non uccidere o non rubare o ledendo il concetto di fedeltà si incappa in un principio di non corretta relazione interpersonale. Non si tratta di un'attenzione morale ma di una relazione autentica nella VERITÀ. Questa ottava Parola pare voglia fare sintesi, dare una spiegazione attraverso il: "Non pronunciare falsa testimonianza" contro il mio prossimo. Abbiamo visto in altre occasioni chi è il mio prossimo, è quello che io incontro oggi chiunque egli sia in qualunque angolo della strada.

Dicevo questa Parola ha due strade meditative una sul versante giuridico. Se sono chiamato a testimoniare in un processo e non sto nella VERITÀ di conseguenza uccido, rubo, ecc…

Qualche tempo fa ho ascoltato una notizia sconvolgente: un uomo ha scontato 32 anni di carcere a causa di una falsa testimonianza. Immaginate che vita ha fatto questo poveretto.

Ma c'è anche una seconda chiave di lettura.

Dal vangelo secondo Giovanni (15,26-27): «Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio».

Noi cristiani siamo chiamati a TESTIMONIARE anche e soprattutto e prima di tutto il Vangelo che è PAROLA di VERITÀ. Il nostro non corretto comportamento falsa la testimonianza che io devo dare dell'Amore di Dio.

Sentite cosa dice Gesù tratto dal Vangelo di Matteo: «Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!».
E ancora Matteo: «Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire». Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell'uomo». Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente.»

Mi sembra sufficiente, non credete? Questo il senso profondo del comandamento!

Siamo arrivati alla fine.

17 (NONA PAROLA) Non desiderare la casa del tuo prossimo.

(DECIMA PAROLA) Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».
Nella struttura del DECALOGO la versione ebraica raccoglie in un unico comandamento ciò che noi cristiani spezziamo in due, nono e decimo comandamento, dove sono elencate una serie di cose e persone, la casa oppure la moglie, ma questo non è particolarmente importante in quanto ciò che sottende il tutto è il verbo DESIDERARE. Noi siamo nati desiderando, desideriamo mangiare, desideriamo camminare, desideriamo guardare, desideriamo ogni cosa e tutto è lecito, stiamo in un mondo così bello che il minimo che possiamo fare è DESIDERARE di vederlo ogni mattina e poi per l'intero giorno e poi per l'intera vita.

Il punto, il discrimine è sempre lì l'AMORE. Non c'è ricchezza non c'è accumulo che possa saziarci se non l'AMORE per il prossimo. Solo da questo principio noi saremo nella pienezza e questo stato e solo questo stato abolisce il DESIDERIO che sarà sostituito da un desiderio superiore pieno e completo: DESIDERIO D'AMARE.

Quest'ultima Parola pare proprio il riassunto la vera sintesi dell'intero decalogo.

Il capitolo 20 dell'Esodo non termina qui e vi propongo di leggerlo:

18 Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano.

L'incontro con Dio non è facile, la Sua potenza la Sua grandezza incutono un rispettoso timore

19 Allora dissero a Mosè: «Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!».
20 Mosè disse al popolo: «Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore vi sia sempre presente e non pecchiate».
21 Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la nube oscura, nella quale era Dio.
22 Il Signore disse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Avete visto che vi ho parlato dal cielo! 23 Non fate dei d'argento e dei d'oro accanto a me: non fatene per voi! 24 Farai per me un altare di terra e, sopra, offrirai i tuoi olocausti e i tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni luogo dove io vorrò ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò. 25 Se tu mi fai un altare di pietra, non lo costruirai con pietra tagliata, perché alzando la tua lama su di essa, tu la renderesti profana. 26 Non salirai sul mio altare per mezzo di gradini, perché là non si scopra la tua nudità.

I successivi capitoli, a partire dal 21 fino al 31 compreso, vediamo Dio nell'incontro con Mosè detta le norme nel dettaglio:

«Queste sono le norme che tu esporrai loro»

A partire da questa dettagliata enunciazione, che non leggeremo insieme ma che vi invito a leggere, scatta negli israeliti e nel tempo, il bisogno di creare ulteriormente una sorta di norme attuative fino ad arrivare a 613 disposizioni, numero composto da due addendi: 248 obblighi (Fare) e 365 divieti (Non Fare). Questi due numeri non sono casuali ma significano: 248 corrisponde al numero delle ossa e degli organi vitali conosciuti e 365 i giorni dell'anno, ovvero con tutto il mio corpo e per ogni giorno della vita rispetterò la Legge.

Gesù rimprovererà duramente gli scribi e i farisei, in quanto avevano con l'andare del tempo appesantito di norme il popolo; sentite come in

Matteo (23,4-8) Gesù è chiaro: «Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; 6 amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 7 e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbi" dalla gente. 8 Ma voi non fatevi chiamare "rabbi", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.»

CONCLUDIAMO con la lettura del capitolo 24, un capitolo che ribadisce la fedeltà di Dio verso l'umanità. L'ennesima ALLEANZA e non sarà neanche l'ultima, infatti, l'ultima sarà la donazione del proprio Figlio immolato per la nostra salvezza.


1
Aveva detto a Mosè: «Sali verso il Signore tu e Aronne, Nadab e Abiu e insieme settanta anziani d'Israele; voi vi prostrerete da lontano, 2 poi Mosè avanzerà solo verso il Signore, ma gli altri non si avvicineranno e il popolo non salirà con lui».
3 Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Tutti i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!».
4 Mosè scrisse tutte le parole del Signore, poi si alzò di buon mattino e costruì un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. 5 Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.
6 Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare.
7 Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!».
8 Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».
9 Poi Mosè salì con Aronne, Nadab, Abiu e i settanta anziani di Israele. 10 Essi videro il Dio d'Israele: sotto i suoi piedi vi era come un pavimento in lastre di zaffiro, simile in purezza al cielo stesso. 11 Contro i privilegiati degli Israeliti non stese la mano: essi videro Dio e tuttavia mangiarono e bevvero.
12 Il Signore disse a Mosè: «Sali verso di me sul monte e rimani lassù: io ti darò le tavole di pietra, la legge e i comandamenti che io ho scritto per istruirli».
13 Mosè si alzò con Giosuè, suo aiutante, e Mosè salì sul monte di Dio. 14 Agli anziani aveva detto: «Restate qui ad aspettarci, fin quando torneremo da voi; ecco avete con voi Aronne e Cur: chiunque avrà una questione si rivolgerà a loro».
15 Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte.
16 La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube.
17 La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. 18 Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti.

In questo tempo Dio enuncerà ogni disposizione necessaria a Israele per essere il popolo eletto di Dio.

Vorrei sottolineare un punto che troviamo al capitolo 23 dell'Esodo ai versetti 4 e 5 che vengono richiamati da Papa Leone XIV nella sua esortazione apostolica Dilexit te: «Quando incontrerai il bue del tuo nemico o il suo asino dispersi, glieli dovrai ricondurre. Quando vedrai l'asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo» "Da ciò, (scrive Leone XIV) traspare il valore intrinseco del rispetto per la persona: chiunque, perfino il nemico, si trovi in difficoltà, merita sempre il nostro soccorso.

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